Storie Web venerdì, Aprile 24

La salute mentale in Italia mostra segnali di crescente pressione. Nel 2024 sono state 845.516 le persone assistite dai servizi specialistici, con una prevalenza femminile significativa e una domanda sempre più strutturale. I dati mettono in luce differenze marcate tra uomini e donne nei disturbi trattati, in particolare per la depressione, e confermano criticità legate all’organizzazione dei servizi. Parallelamente, si avvia una nuova fase di programmazione con il Piano nazionale 2025-2030.

Depressione, le donne più colpite 

Il dato più evidente riguarda la distribuzione per genere: le donne rappresentano il 55,9% degli assistiti. Il divario emerge con forza nei disturbi depressivi: 46,5 casi ogni 10mila abitanti tra le donne contro 27 tra gli uomini. Una differenza che riflette dinamiche complesse, legate a fattori biologici, sociali e culturali. Al contrario, risultano più frequenti tra gli uomini i disturbi schizofrenici, le dipendenze e le disabilità intellettive, mentre nelle donne prevalgono anche disturbi affettivi e d’ansia.

Un’utenza sempre più adulta

La composizione per età segue l’andamento demografico del Paese: il 66,3% degli assistiti ha più di 45 anni. Le fasce centrali (45-64 anni) concentrano circa il 45% dei pazienti, mentre giovani e anziani oltre i 75 anni risultano meno rappresentati. Tuttavia, tra gli over 75 si osserva una maggiore presenza femminile (10% contro 6,4% negli uomini).

Accessi in crescita

Nel corso del 2024 272.497 persone hanno avuto un primo contatto con i servizi e nella grande maggioranza dei casi si trattava del primo accesso nella vita. Le prestazioni erogate superano i 10 milioni, con una media di 13,6 interventi per paziente. La maggior parte delle attività si svolge nelle strutture, ma resta rilevante anche l’assistenza sul territorio e a domicilio. Gli interventi sono garantiti soprattutto da infermieri (44,1%) e medici (28,9%), con un forte peso dell’assistenza territoriale.

Servizi sotto pressione e disuguaglianze territoriali

Il sistema regge, ma mostra limiti evidenti. La domanda di salute mentale è ormai strutturale, mentre la capacità di risposta resta disomogenea. Secondo la Società Italiana di Psichiatria, uno dei problemi principali è la variabilità territoriale: non solo tra Nord e Sud, ma anche tra singole aree, con differenze nell’accesso e nella continuità delle cure. Questo si traduce in percorsi assistenziali frammentati e qualità dei servizi non uniforme.

Il disagio dei giovani

Un punto critico riguarda l’intervento precoce. Il disagio nelle fasce più giovani viene spesso intercettato tardi, quando la situazione è già complessa. Questo ritardo aumenta il rischio di cronicità e rende più difficile il recupero. La salute mentale richiede invece continuità assistenziale e integrazione tra servizi sanitari e sociali, non interventi episodici.

Il Piano 2025-2030: nuove risorse e riorganizzazione

Il nuovo Piano nazionale, promosso dal ministro Orazio Schillaci, introduce un rafforzamento significativo del sistema. Sono previsti finanziamenti progressivi: 80 milioni nel 2026, 85 nel 2027, 90 nel 2028, e 30 milioni annui dal 2029, con una quota stabile destinata al personale. Tra le priorità:

  • diagnosi precoce;
  • potenziamento della neuropsichiatria infantile;
  • équipe multidisciplinari sul territorio;
  • maggiore integrazione con scuole e famiglie.

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