Per la prima volta è stato mappato il genoma del cancro felino e somiglia molto a quello dell’uomo. Lo studio aiuta nella comprensione del carcinoma della mammella e dei tumori della pelle e nello sviluppo di terapie per entrambe le specie.
Bob, il gatto randagio diventato simbolo di rinascita nel best seller autobiografico di James Bowen, aveva già “salvato” una vita. Ora i suoi simili potrebbero contribuire a salvarne molte altre. Un recente studio pubblicato su Science mostra infatti che i tumori felini condividono con quelli umani mutazioni chiave, geni driver e meccanismi biologici. È la prima mappa su larga scala del genoma del cancro nel gatto domestico, e indica che i felini possono diventare alleati preziosi per accelerare la ricerca oncologica, aprendo la strada a trial clinici condotti in parallelo sulle due specie. Si sfrutterebbe la velocità con cui i tumori felini si sviluppano, molto più rapida che nell’uomo, per testare nuovi farmaci e protocolli in tempi più brevi.
Lo studio e il gene “grande guardiano”
“Uno dei maggiori sviluppi mai registrati nell’oncologia felina” lo ha definito la senior author dello studio, Louise van der Weyden del Wellcome Sanger Institute di Cambridge, alla guida di un team internazionale che ha coinvolto l’Ontario Veterinary College, l’Università di Berna e la Cornell University College of Veterinary Medicine dello stato di New York. Il gruppo ha analizzato 493 campioni di tessuto tumorale provenienti da gatti di cinque paesi, coprendo 13 tipi diversi di neoplasia.
Uno dei risultati più interessanti riguarda il gene TP53, il “grande guardiano” del genoma: è risultato mutato nel 33% dei tumori felini, quasi identico al 34% osservato nei tumori umani. Non una coincidenza, ma un indizio profondo e la conferma che il cancro sembra nascere dalla rottura dei meccanismi di difesa che la vita ha costruito nel corso di centinaia di milioni di anni. Meccanismi che sono, sostanzialmente, identici in tutte le specie. Come dimostrarono, già nel 1976, Harold Varmus e J. Michael Bishop, Premi Nobel 1989, affermando che gli oncogeni derivano da normali geni cellulari presenti in tutte le specie.
Le analogie con i tumori dell’uomo
Le analogie più clinicamente rilevanti tra tumori del gatto e dell’uomo evidenziate nello studio su Science riguardano i carcinomi mammari. Il tumore alla mammella è una delle forme di cancro più aggressive nei gatti e, fino ad oggi, i meccanismi genetici che lo guidano erano in gran parte sconosciuti. La ricerca ha identificato sette geni driver responsabili dello sviluppo di questi tumori. Il più comune è FBXW7, alterato in oltre la metà dei campioni felini analizzati: nell’essere umano, le mutazioni dello stesso gene nel carcinoma mammario sono associate a prognosi peggiore. Il secondo gene più frequente in questi tumori è PIK3CA, presente nel 47% dei casi, anch’esso già noto nell’oncologia umana del seno, dove viene trattato con inibitori PI3K oggi in uso clinico.



-U205598524LrD--1020x533@IlSole24Ore-Web.jpeg?r=1170x507)







