Al ramoscello d’ulivo di Marco Rubio, Giorgia Meloni risponderà oggi con cortesia, ma senza ritirare fuori dall’armadio l’abito da pontiera tra Ue e Usa che aveva indossato fino a pochi mesi fa. È troppo presto per celebrare un disgelo frettoloso. Gli attacchi di Donald Trump alla stessa premier e a Papa Leone XIV sono ancora freschi, come evidenti sono i costi economici della guerra in Iran, sferrata da Trump e Netanyahu senza neppure avvisare gli europei.
L’Italia resta fautrice dell’unità dell’Occidente
Non ci saranno dichiarazioni congiunte, perché non è un incontro tra omologhi, ma una «visita di cortesia», come dal Governo continuano a chiamarla. Con una premessa chiave che la premier consegnerà al Segretario di Stato Usa quando varcherà il portone di Palazzo Chigi alle 11.30: l’Italia resta una fautrice convinta delle relazioni transatlantiche, della Nato e dell’unità dell’Occidente. Il dialogo con gli Stati Uniti rimane cruciale, le interconnessioni economiche e culturali fortissime. Ma Meloni, dopo aver pagato con la sconfitta al referendum anche il prezzo dell’abbraccio con Trump, sempre più impopolare, non ha più intenzione di immolarsi in difesa del tycoon: l’asse con i partner europei, a partire da Francia, Germania e Gran Bretagna, è diventato cruciale.
La regola del rispetto tra alleati
«L’amicizia tra Paesi alleati richiede rispetto», ripeterà la presidente del Consiglio a Rubio, come aveva ricordato a Trump a fine gennaio, dopo che The Donald aveva definito «inutile» il contributo dei soldati europei in Afghanistan. Roma continuerà a far notare a Washington quando sbaglia. Lo ha fatto dopo gli affondi contro il pontefice (si parlerà dell’incontro di ieri in Vaticano) e anche pochi giorni fa, davanti all’annuncio del disimpegno Usa dalle basi di Germania, Spagna e Italia.
Prima il faccia a faccia con Tajani
Questa è la linea concordata da Meloni al vertice di mercoledì con i vice, l’azzurro Antonio Tajani e il leghista Matteo Salvini, e con il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Ad anticiparla sarà Tajani, che attende Rubio alla Farnesina alle 10 (in forse un colloquio anche con il ministro della Difesa, Guido Crosetto), e che ha fatto precedere il faccia a faccia dal lancio della Coalizione di Roma per sicurezza alimentare e fertilizzanti (si veda pag. 6).
Il focus su Hormuz
Hormuz, Medio Oriente e Golfo saranno al centro degli incontri: Meloni chiederà lumi a Rubio (il volto più istituzionale dell’amministrazione Usa, dunque canale utile con i repubblicani) sugli spiragli di pace e sulle intenzioni Usa, chiarendo che dopo il cessate il fuoco e previo sì del Parlamento l’Italia è disponibile a partecipare a una missione internazionale, in particolare per lo sminamento, con due navi cacciamine, una fregata e un’unità logistica di supporto. Tajani e Crosetto si sono detti pronti a informare le Camere sulla situazione nello Stretto e hanno scritto ai presidenti delle commissioni Esteri e Difesa, dove dovrebbero presentarsi mercoledì. Un primo passo solo per consentire alle navi di muoversi dai porti italiani. Nel caso in cui la tregua dovesse farsi realtà e l’operazione decollare, invece, serviranno le comunicazioni con il voto su una risoluzione per ottenere il disco verde vero e proprio dei parlamentari.
