Il ruolo della pubblicità sui social network
Sebbene il fenomeno sia multicanale, il principale punto di ingresso nell’ecosistema del gioco online illegale sono diventati i social network, che sono ormai il maggiore punto di contatto tra utenti e offerta. Secondo il report, le pubblicità che compaiono sulle piattaforme social sono percepite come più credibili, mettendo in moto un meccanismo di legittimazione implicita, abbassando la percezione del rischio e aumentando la fiducia verso contenuti illegali.
Come chiarisce il direttore scientifico di Data Room Nexus, «il punto di partenza della ricerca è stato proprio registrare una presenza diffusa sul web, e principalmente sui social network, di un’offerta di gioco. Essendo in vigore un divieto assoluto di pubblicità, ci siamo resi conto che tutta l’offerta che trovavamo sui social era un indicatore concreto dell’esistenza di un circuito illegale». L’Osservatorio ha dunque individuato tre social network che presentano una presenza massiccia di inserzioni – Facebook, TikTok e Instagram – e ha scelto quest’ultimo come punto di riferimento per le analisi a causa della platea ampia ed eterogenea che popola la piattaforma.
Come contrastare la diffusione del gioco illegale
«La pubblicità del gioco illegale – dichiara Giorgio Greppi, direttore Servizi media e tutela dei diritti fondamentali di Agcom – non si trova su giornali, radio o televisioni. Tutto si è spostato sui social network. L’Autorità dal 2020 ha iniziato la propria attività sanzionatoria, ma ci siamo scontrati con il problema atavico degli interventi nei confronti delle piattaforme online: queste hanno goduto per anni di un’esenzione di responsabilità pensata nel 1998, quando negli Stati Uniti venne varato il Digital Millennium Act».
La via d’uscita, secondo Greppi, risiede nel Digital Service Act, adottato dall’Unione europea nel 2022 e pienamente applicabile da febbraio 2024: «un articolo del regolamento prevede che la piattaforma sia comunque esente da responsabilità, anche se agisce in via preventiva su un illecito. L’unica soluzione possibile al momento è sperare in un’implementazione forte dell’articolo. Aspettiamo l’esito di questa disciplina, che è nuovissima e rappresenta la sola via per risolvere in modo serio la questione».
Luca Turchi, direttore Ufficio Controlli dell’Agenzia dogane e monopoli, si è unito all’appello lanciato da Greppi e ha dichiarato di augurarsi che «il Digital Service Act possa dare uno strumento importante per il contrasto all’illegalità, che ha capacità dinamiche di rigenerarsi. Dobbiamo agire tutti insieme. Si tratta di una tematica che dobbiamo affrontare a livello sovranazionale, comunitario».
