Storie Web venerdì, Agosto 28

Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, Ranucci avrebbe trenta giorni per valutare e rispondere. La proposta più solida porterebbe fuori dall’Italia: una corrispondenza estera. Ma ci sono anche Tg3 o RaiNews24. Sono soluzioni che consentirebbero all’azienda di garantire al giornalista un incarico compatibile con grado ed esperienza e, contemporaneamente, di separarne nettamente il percorso da Report.

Il caso Lavitola

È l’approdo di una vicenda esplosa dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci a Pomezia, quando un ordigno danneggiò le auto del giornalista e della figlia e l’abitazione. A fine giugno sono stati arrestati quattro presunti esecutori materiali; l’indagine della Dda di Roma ha poi puntato su Valter Lavitola come possibile mandante.

Il problema per la Rai è nato soprattutto attorno ai rapporti fra Lavitola e Ranucci e alle conversazioni emerse dall’inchiesta. Nei messaggi acquisiti dagli investigatori comparivano anche riferimenti a una possibile discesa in politica del conduttore: nell’ottobre 2024 Lavitola lo sollecitava, fra l’altro, sull’ipotesi di una candidatura. Ranucci ha sempre rivendicato la natura giornalistica delle proprie frequentazioni e, quando è emerso il ruolo attribuito a Lavitola nell’attentato, ha parlato di «stordimento», ribadendo la propria fiducia negli investigatori.

L’accelerazione in estate

A luglio la Rai aveva prima sospeso le repliche estive di Report e poi attivato la Commissione per il Codice etico, chiamata a valutare il rispetto dei principi di imparzialità, indipendenza, verifica delle fonti e corretta gestione delle stesse. Il dossier è diventato ancora più delicato ad agosto, quando Lavitola, finito in carcere, ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato, sostenendo però di averlo organizzato per consentire a Ranucci di ottenere una protezione maggiore. Una ricostruzione giudicata dal gip ancora «fumosa» e sulla quale le indagini proseguono. Ranucci resta, sul piano giudiziario, la vittima dell’attentato.

La Rai, invece, ha compiuto la sua scelta editoriale. E nel comunicato la motiva con una frase che suona anche come la chiave politica e aziendale dell’intera vicenda: il giornalismo d’inchiesta, afferma Viale Mazzini, deve poggiare sulla «credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».

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