«L’audience di massa si è frantumata. L’algoritmo è un ottimo venditore ma un pessimo costruttore di comunità», sintetizza Anna Sfardini, docente di Metodi di ricerca sulla produzione e i consumi mediali e responsabile delle ricerche del Ce.R.T.A. Il rischio è che «senza un pubblico condiviso, la pubblicità smette di generare quel fondamentale immaginario collettivo e quindi la marca rischia di ridursi a rumore di fondo».
È qui che la televisione torna nella discussione, per la sua capacità di aggregare grandi pubblici che mantiene evidentemente un valore industriale. Luca Poggi, amministratore delegato di Rai Pubblicità, rovescia così la prospettiva: «Negli ultimi 10 anni si è parlato tanto di quello che noi non abbiamo, vale a dire il targeting, la performance, e non si è parlato abbastanza di quello che gli altri non hanno: le nostre audience». E mette sul tavolo un numero: «Rai e Mediaset ogni sera, dalle 20:30 alle 21:30 uniscono, quando va male, 12 milioni di persone nel minuto medio».
Anche dal lato degli inserzionisti il bersaglio non è più soltanto trovare il consumatore giusto. Edoardo Felicori, Region Media Manager Italia di Ferrero, indica fra le sfide principali «quelle che sono legate alla rilevanza e all’attenzione». Per costruire l’equity dei brand, spiega, l’azienda cerca anche «momenti di rilevanza culturale, come Sanremo». Ma persino su una parola diventata centrale come attenzione resta un problema di misurazione: «Non si è ancora trovata nella industry una convergenza su che cos’è l’attenzione».
Il contesto, insomma, conta. «È importante ricordare che l’equity del brand si costruisce anche in contesti editoriali di un certo tipo», aggiunge Felicori, sottolineando il ruolo del partner editoriale e della brand safety.
Ma è sulla misurazione che il sistema arriva al suo punto più delicato. Nel Regno Unito solo il 16% degli investimenti pubblicitari si basa oggi su audience misurate da organismi indipendenti, contro l’80% di dieci anni fa. Per il resto il mercato si affida a metriche proprietarie delle piattaforme, che possono trovarsi contemporaneamente nella posizione di vendere gli spazi e misurarne i risultati.












