Storie Web giovedì, Giugno 18

È (ancora) piccolo e ha una distribuzione limitata all’Europa, ma il marchio di sneaker Pro-Keds ha dalla sua tre fattori che ne fanno una delle startup guardate con grande attenzione dal mercato.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il primo elemento è legato ai due soci della joint venture, con sede a Milano, che ha acquisito il brand americano: un duo composto dal miliardario-filantropo Jay Schottenstein, a capo dei marchi American Eagle Outfitters e Dsw, con interessi nei settori retail, immobiliare e tecnologico, che detiene il 45% di Pro-Keds e dal manager Patrizio di Marco, ex ceo di Bottega Veneta e di Gucci (fino al 2014), poi consulente di diverse aziende di alta gamma, che possiede il 55% del capitale.

Il secondo fattore è dato dal team che sta lavorando alla crescita del marchio, selezionato attingendo alle esperienze e alle relazioni che Di Marco ha maturato in 30 anni di lavoro nel settore lusso, comprese le ultime con le sneaker Golden Goose (di cui è stato presidente dal 2018 al 2020) e Autry (che ha guidato dal 2021 al 2024). Il terzo fattore è dato dalla lunga e gloriosa storia del brand: Pro-Keds è nato nel 1949 sui campi di basket di Boston (indossato da campioni come Kareem Abdul-Jabbar, Pete Maravich, Magic Johnson e Michael Jordan), è approdato sulle strade di New York ed è diventato parte della scena musicale americana, prima di passare più volte di mano e finire poi in naftalina.

Ora di Marco presenta la sua terza collezione completa, maschile e femminile, al Pitti Uomo e annuncia: «Abbiamo grandi ambizioni: è partito l’e-commerce, siamo entrati nel mondo retail con l’apertura di un piccolo negozio a Roma in via del Babuino, abbiamo messo un piede in Cina e la prossima stagione entreremo in Corea in attesa di affrontare gli Stati Uniti. Se tutte le tessere andranno al posto giusto, vogliamo arrivare almeno a 50 milioni di fatturato».

Nel 2025 Pro-Keds ha realizzato ricavi per circa un milione con una distribuzione in 250 punti vendita in Italia e in Europa: «Non vogliamo essere presenti solo in negozi di fascia alta – precisa Di Marco – a noi interessa vendere a tutti un prodotto che è fatto bene e con un prezzo giusto: partiamo da 130 euro e arriviamo a 190 euro per le scarpe fatte in Asia, fino ai 300 euro per le sneaker fatte in Italia, nello stabilimento pugliese BeSneaker di Peppe Ricco, nel quale ho investito acquisendo una quota di minoranza».

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