Il prezzo del gas aumenta e l’emergenza potrebbe spingere il nostro paese a ricorrere alle centrali a carbone, mentre è confermato il no al gas russo. È la posizione che esprime il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin a margine di un evento a Milano. Prima della guerra Pichetto Fratin ha rivendicato le azioni del governo che con un decreto ha dato un segnale chiaro, dice, con l’abbassamento di quasi venti euro a megawatt/ora per le imprese.
Ma il per il centro Studi di Confindustria lo scenario è peggiorato. Nell’ultima congiuntura flash viene rilevato come in Italia ci sia stata una frenata dei consumi e si siano abbassate le attese sull’industria.
Inoltre, nell’ipotesi che la guerra in Iran finisca a giugno le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025. Se invece – continua il report – la guerra si dovesse protrarre per tutto il 2026, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più”. Livelli “non più sostenibili per le nostre imprese.
Anche per Confcommercio il prolungarsi della crisi in Medio Oriente rende più difficile la lettura degli sviluppi nel breve periodo. Nella sua analisi congiunturale si stima per aprile una crescita del Pil dello 0,3% su base mensile e dell’1,3% su aprile 2025. L’inflazione è stimata allo 0,7% su marzo e al 2,3% sull’anno, il dato più alto da novembre 2023.
