Storie Web lunedì, Aprile 20

Resta sotto la lente del Quirinale la norma contenuta nel decreto Sicurezza che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei rispettivi Paesi d’origine. Gli uffici legislativi del Colle hanno preso atto del fatto che la stessa maggioranza si sia resa conto che il provvedimento vada corretto, ma – nonostante il decreto vada convertito il 25 aprile, pena la decadenza – Sergio Mattarella, secondo quanto filtra, starebbe aspettando che dal Parlamento arrivi una soluzione all’impasse.

Il capogruppo di Forza Italia Enrico Costa ha già annunciato che presenterà un ordine del giorno per intervenire, assicurando che «questa norma non entrerà in vigore senza regole attuative». Il Capo dello Stato, però, viene riferito a LaPresse, potrebbe non firmare il decreto se la norma sugli incentivi agli avvocati non venisse ’sterilizzata’ in modo inconfutabile.

Pd: odg non basta, serve modifica

«Siamo di fronte a norme manifestamente incostituzionali: in quanto tali, l’unica soluzione praticabile da parte della maggioranza è la loro soppressione. È irriguardoso pensare di poter aggirare il problema con un ordine del giorno, rinviando tutto a future norme attuative del decreto. La toppa è peggio del buco». Lo afferma la responsabile nazionale giustizia e deputata del Pd, Debora Serracchiani commentando le criticità emerse sul decreto sicurezza, in particolare sulla disposizione relativa al compenso degli avvocati nei procedimenti di rimpatrio dei migranti, finita sotto la lente del Quirinale per possibili profili di incostituzionalità.

«Non solo la soluzione individuata non appare sufficiente sotto il profilo giuridico – prosegue – ma rischia di scaricare su atti successivi un vizio originario che deve essere corretto subito».

Nel merito, viene inoltre giudicato «profondamente sbagliato» l’impianto della norma. «Si introduce un meccanismo che lega il compenso dell’avvocato all’esito del procedimento. È una distorsione grave. E ancora più preoccupante – sottolinea Serracchiani – è l’idea che l’avvocatura possa diventare soggetto attuatore delle politiche del governo. L’avvocato deve restare libero e indipendente, non può essere trasformato in esecutore di obiettivi amministrativi, tanto meno quando questi incidono su diritti fondamentali come la libertà personale». Da qui la richiesta di uno stop: «Serve un intervento chiaro e immediato del Parlamento per correggere o eliminare le norme contestate».

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