Attese negative per le imprese
Per l’industria le attese sono negative: nel primo trimestre la riduzione acquisita è di -0,5%, a marzo il Pmi è in zona espansiva, 51,3 da 50,6, ma l’attività è sostenuta da un accumulo precauzionale di scorte in vari settori, per anticipare aumenti di prezzo. La fiducia delle imprese industriali è in modesto aumento, ma l’impatto della guerra emerge nella brusca flessione delle attese di produzione.
Anche nei servizi è atteso un calo della domanda: con la guerra a marzo l’indice Sp-Pm è caduto bruscamente in zona recessiva, 48,8 da 52,3, riflettendo il calo della domanda. La fiducia delle imprese è salita poco, peggiorano le attese sugli ordini.
Export, rimbalzo delle vendite negli Usa
Per quanto riguarda l’export, le esportazioni di beni sono risalite a febbraio, +2,2% a prezzi costanti, dopo una stasi a gennaio. Cruciale il rimbalzo delle vendite negli Usa, +8% tendenziale dopo mesi di calo, concentrate su farmaci e altri mezzi di trasporto. I nuovi dazi dal 24 febbraio rendono le merci italiane meno competitive rispetto a prima. Un impatto diretto della guerra è atteso sui 22 miliardi di export verso i paesi del Golfo e alcune forniture critiche (alluminio, fertilizzanti).
Nell’Eurozona ci sono segnali di sfiducia, l’incertezza è salita ai livelli dell’aprile 2025. Sono al rialzo le previsioni per gli Usa, mentre frena la Cina.
I timori delle imprese
Sono le tensioni sui costi a preoccupare di più le imprese: nel sondaggio tra le grandi imprese associate a Confindustria, realizzato tra il 18 e il 25 marzo, è stato chiesto di individuare i principali ostacoli legati al conflitto. Sono emersi tre fattori: costo dell’energia, per il 25% di chi ha risposto; i costi di trasporto e/o assicurazione, 21,9%; costo delle materie prime non energetiche, 18,4 per cento. Questa voce assume maggior rilievo in prospettiva, prima fonte di preoccupazione per le imprese, 20,7%, se si dovesse protrarre il conflitto. Seguono il costo dell’energia, 19,4% e i costi di trasporto e/o assicurazione , 15,4 per cento. Tra le ulteriori criticità già evidenti segnalano gli ostacoli alle esportazioni, 11,2% e l’aumento dei costi dei semilavorati, 8,5% (10,3% con la guerra che dura oltre un mese).
