Storie Web martedì, Maggio 26

Fare quadrato attorno al comparto e rilanciare l’export del pomodoro da industria (in calo per la prima volta dopo dieci anni), difendendolo da attacchi esterni e combattendo la concorrenza sleale. Rafforzandone – in una parola – la reputazione che passa attraverso il made in Italy. È lo spirito con cui Aldo Rodolfi, nuovo presidente Anicav, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo, si accinge a traghettare il settore per i prossimi quattro anni.

L’imprenditore che guida l’azienda di famiglia Rodolfi Mansueto, la più antica tra le aziende associate ad Anicav, è stato eletto nel corso dell’assemblea annuale dei soci, che si è svolta ieri a Roma. Il tema della reciprocità sui controlli – leitmotiv del comparto – per scardinare la concorrenza sleale di Paesi esteri che immettono sul mercato europeo prodotti al di sotto dei nostri standard qualitativi (su tutti Cina e più recentemente Egitto) e rincaro dei costi dovuto al caos geopolitico, sono i nodi nevralgici del comparto, con cui dovrà vedersela il neo-presidente.

Aldo Rodolfi, nuovo presidnete Anicav

Il caro-energia rappresenta una spina nel fianco. «Il nostro è un settore energivoro e i competitor spagnoli e portoghesi lavorano con costi che rappresentano un quarto dei nostri». Con la guerra in Iran e la crisi di Hormuz, si stanno pericolosamente riconfigurando le condizioni per arrivare a costi in bolletta stratosferici, come nel 2022. «Siamo ancora molto lontani da questi picchi – dice – ma dall’anno scorso sono certamente raddoppiati».

La filiera del pomodoro da industria rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano con un fatturato complessivo, nel 2025, di circa 5,2 miliardi di euro. Aggiungendo anche i legumi (1,2 miliardi) il totale arriva a 6,4 miliardi di euro. Oltre il 50% delle produzioni è destinato all’esportazione verso l’Europa (Germania, Francia, Regno Unito) e Usa, Giappone, Australia. La quota di mercato export vale 3,5 miliardi di euro: 2,8 miliardi per il pomodoro e 0,7 miliardi per i legumi.

Il calo di esportazioni registrato l’anno scorso si sente soprattutto sui valori (-8%), ma anche sui volumi (-2%) rispetto al 2024. Anche l’impatto occupazionale è rilevante, con circa 10mila lavoratori fissi e 25mila stagionali oltre all’indotto. L’elezione del neo-presidente avviene in una fase di ripresa del dialogo industria-parte agricola nel Bacino Centro-Sud, per arrivare a una definizione del contratto che definirà il prezzo del prodotto per la prossima campagna agricola (già chiuso quello per il bacino del Nord è già chiuso).

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