Storie Web giovedì, Giugno 18

«Il franchising in Italia ha una forza straordinaria ma non esprime ancora fino in fondo tutto il proprio potenziale – ha detto ieri Massimiliano Maffioli, presidente di Assofranchising, anticipando al Sole 24 Ore i dati del “Rapporto Assofranchising Italia 2026. Strutture, tendenze e scenari”, realizzato da Patrigest insieme a Teha Group presentato oggi al Franchising Summit 2026 –. Le prospettive di sviluppo restano ampie e concrete, a condizione di continuare a rafforzare il lavoro di sistema e a diffondere una maggiore conoscenza di questo modello imprenditoriale».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il rapporto evidenzia come nel 2025 il valore delle vendite dei punti vendita in franchising abbia raggiunto i 39 miliardi di euro con un +8% sull’anno precedente. Si tratta dell’1,7% del Pil, segno che il settore entra in una fase di consolidamento. Il numero dei punti vendita si mantiene sostanzialmente stabile a 62.449 contro i 62.902 del 2024 (-1%) ma cresce in modo importante l’occupazione, con oltre 327mila addetti (+12%), con una media superiore a 5 occupati per punto vendita.

A trainare le vendite sono prevalentemente le catene della Gdo, di abbigliamento e ristorazione, macro comparti che insieme generano il 75% del fatturato totale. Quasi i due terzi delle reti, evidenzia il report, ha meno di 50 punti vendita in contrapposizione a un ridotto numero, il 7%, di grandi network con un numero di negozi tra i 200 e i 500.

Tra i comparti più dinamici emergono Gdo, cura della persona, salute, pet care, auto e riparazioni. Indicativamente il budget medio per aprire un’attività in franchising è intorno ai 120mila euro, un importo che è una delle principali barriere che frenano la considerazione del franchising come opportunità professionale. Insegne che guardano sempre più all’estero: il 41% dei brand italiani è già presente all’estero e un ulteriore 20% prevede di avviare un percorso di espansione internazionale nei prossimi tre anni.

In Italia la crescita delle vendite del commercio organizzato avviene nonostante il clima congiunturale all’insegna dell’incertezza permanente che spinge i consumatori alla massima selettività. Infatti il 61% degli italiani, spinti dalla necessità di recuperare parte del potere di acquisto eroso da inflazione e caro energia, seleziona con attenzione prodotti e servizi su cui concentrare le spese non necessarie preferendo soluzioni gratificanti, percepite come distintive e di valore.

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