Storie Web giovedì, Giugno 18

Nonostante i dazi Usa e le incertezze internazionali, il settore del formaggi made in Italy ha chiuso il 2025 con il record nelle esportazioni (6,7 miliardi di euro, +4,6%). Un trend positivo che – a criticità immutate – sta proseguendo anche nel corso del 2026. Nei primi tre mesi dell’anno le vendite all’estero sono cresciute di un altro 3,8%. Un risultato che è riuscito a compensare il -11,4% degli Usa con gli aumenti in Germania (+7,8%), Spagna (+5,2%), Uk (+4,5%), Francia (+3,3%), Canada (+22,2%) e Giappone (+13,6%).

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I dati sull’export saranno tra i numeri al centro dell’assemblea di Assolatte (l’associazione delle industrie del settore lattiero caseario) in programma oil 18 giugnoia Milano.

«Sul fronte internazionale – commenta il presidente Paolo Zanetti – la forza competitiva dell’industria italiana emerge con chiarezza. Con 2,01 miliardi di esportazioni extra Ue, l’Italia ha superato la Nuova Zelanda ed è oggi il secondo esportatore caseario mondiale per valore, dopo gli Usa». Oltre quattro miliardi di fatturato maturato all’estero sono invece realizzati sui mercati europei che assorbono oltre 479mila tonnellate di formaggi. Il settore ha così raggiunto un giro d’affari di 28,5 miliardi e rappresenta l’11% dell’export e l’11% del fatturato alla produzione dell’intera industria alimentare italiana e il 9% degli addetti (con oltre 43mila lavoratori).

L’industria del latte e dei formaggi ha inoltre un importante ruolo di capofila nella filiera visto che nel corso del 2025 ha trasformato 13,5 milioni di tonnellate di latte vaccino (in crescita del 2,1%). Prodotto in larghissima parte made in Italy visto che la quota di latte estero utilizzato, già scesa al 6% del totale a fine 2025 (grazie al calo del 7% delle importazioni), ha riportato un’ulteriore flessione del 22,5% nel primo trimestre del 2026.

I risultati maturati sono frutto di una strategia precisa «che a monte vede la scelta di sostenere e valorizzare la zootecnia nazionale – aggiunge Zanetti –. Abbiamo infatti lavorato tutto il latte italiano disponibile e riconosciuto agli allevatori (anche grazie al sistema delle Dop) un valore superiore rispetto a quello dei principali competitor europei. Una strategia che ci ha consentito di aumentare la produzione complessiva anche in un contesto di consumi interni che sono sostanzialmente stabili». Nel complesso l’industria italiana ha saputo valorizzare la maggiore disponibilità di materia prima incrementando quasi tutte le principali produzioni: il latte alimentare è cresciuto dell’1,7%, i fermentati del 4,8%, il burro del 6,8%, le creme del 5% e i formaggi vaccini dello 0,5%.

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