Storie Web martedì, Maggio 26

Sonny Rollins, uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz e figura dominante della scena musicale del secondo dopoguerra, è morto nella sua casa di Woodstock, nello stato di New York. Aveva 95 anni.

La morte è stata annunciata dalla sua addetta stampa, Terri Hinte. Rollins era considerato uno dei massimi improvvisatori del jazz moderno, capace di unire energia, invenzione melodica e una sonorità potente, personale, immediatamente riconoscibile.

Nato a Harlem il 7 settembre 1930 da genitori originari delle Isole Vergini, Walter Theodore Rollins crebbe nel quartiere di Sugar Hill, in un ambiente segnato dalla presenza di grandi figure della cultura afroamericana. Da ragazzo fu profondamente colpito dal sassofono di Coleman Hawkins, che sarebbe rimasto uno dei suoi idoli, e passò presto dal sax alto al tenore.

Alla fine degli anni Quaranta era già attivo sulla scena jazz newyorchese. Registrò per la prima volta nel 1949 con il cantante Babs Gonzales e negli anni successivi suonò con musicisti come Miles Davis, Thelonious Monk, Bud Powell e Charlie Parker. Negli anni Cinquanta, dopo aver superato una dipendenza da eroina, raggiunse la notorietà nazionale nel quintetto del batterista Max Roach e del trombettista Clifford Brown.

Il 1956 fu l’anno della consacrazione. Rollins registrò “Tenor Madness”, che contiene il suo unico incontro discografico con John Coltrane, e “Saxophone Colossus”, album diventato un classico. In quel disco compariva “St. Thomas”, adattamento di un brano tradizionale delle Indie occidentali e una delle sue composizioni più celebri.

Condividere.
Exit mobile version