Una grossa chiazza di sangue scorre dalla nuca verso il centro della strada. Altri rivoli rossi sfregiano il viso di un uomo morto. Il corpo senza vita è quello di Abderrahim Fakir e un nuovo video lo mostra dopo il decesso, supino, con la bocca spalancata e quella pozza di sangue che fino ad oggi non era mai emersa. “Prima di essere sbattuto per terra, il volto e la testa di Fakir erano integri”, tuona il legale dell’uomo, Fabio Anselmo, spiegando poi che non è in grado di interpretare la presenza del sangue “perché non faccio ricostruzioni medico-legali”.
“Si è ferito alla nuca strisciando per terra”, replica l’avvocato dei poliziotti iscritti nel registro 45 bis per la morte del 42enne, domenica scorsa, durante un fermo nel quartiere bolognese del Pilastro. Lo stesso dove domani è atteso un grande corteo organizzato da collettivi e comitati, a una settimana dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nel centro di Bologna. A far discutere, però, è il nuovo video, anche questo registrato dalla finestra di uno degli appartamenti di via Svevo, in cui vengono mostrate le fasi successive alla morte di Fakir. Una agente della scientifica si avvicina al corpo, ancora avvolto nel lenzuolo e con le caviglie legate – così come era stato durante il fermo – e lo scopre. Sotto la nuca è evidente una pozza di sangue che sembra partire proprio dal cranio. Ipotesi che ha acceso, inevitabilmente, un intenso botta e risposta tra la difesa di Fakir e quella degli agenti di polizia che hanno immobilizzato l’uomo domenica scorsa.
“Come ci è finito tutto quel sangue nei polmoni? L’ha inalato perché l’hanno battuto. Non è sangue esterno. Cosa c’entra la cocaina? La cocaina non provoca tutto questo”, spiega Fabio Anselmo. La chiazza di sangue, replica Gabriele Bordoni, arriva “dalla nuca”, che la vitima si ferisce “strisciando per terra”, mentre quelli sul volto sono i “rivoli scivolati in avanti quando era col viso all’ingiù”. “C’è un’unica ferita che si provoca Fakir, mentre è trattenuto”, spiega l’avvocato, ed è “alla nuca”, quando morde la gamba dell’agente, “striscia per terra e si graffia. Poi con lo spray si ritrae velocemente e nel tirarsi indietro va nuovamente a ferirsi la nuca”. Ricostruzioni che, evidentemente, finiranno al vaglio degli investigatori che stanno cercando di ricostruire con esattezza modalità e tempistiche di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica scorsa.
Chi è convinto che durante il fermo siano stati violati non solo i protocolli di polizia ma anche le disposizioni della Corte europea dei diritti dell’Uomo, è invece l’ex presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Maria Caruso. Un magistrato che, durante la sua carriera, ha gestito anche il caso di Federico Aldrovandi, più volte evocato dopo il Pilastro. “La morte di Fakir sembra conseguire a un’azione di compressione prolungata del viso e del torace della vittima da parte di due agenti che lo immobilizzano a terra, indifferenti alle richieste di aiuto, col concorso di un terzo cittadino. Un’azione vietata dagli stessi protocolli di polizia”, scrive sui social. Gli agenti – conclude il magistrato – non hanno bisogno “di scudi ma di strumenti, competenze, formazione e organici adeguati”.
Secondo Anselmo, storico difensore della famiglia Cucchi e oggi al fianco dei parenti di Fakir, “siamo di fronte a un circo inutile, dove noi stiamo recitando un copione”. “Che avrebbe dovuto essere di due atti, almeno tre – chiosa -, e invece sarà di mezzo atto e basta. Poi calerà il sipario. Questo è lo scudo penale di Salvini”. E intanto, nel giorno in cui il sindaco di Bologna Matteo Lepore deposita una denuncia contro le minacce ricevute online, proprio un commento su Facebook è costato il trasferimento a un brigadiere dei carabinieri. “Uno di meno”, aveva scritto Walter Lombardi sui social commentando la morte di Fakir. Poi aveva invocato il Duce aggiungendo “bum bum bum”. Il militare, che era in servizio al radiomobile di Bologna, sarebbe stato trasferito a Imola, dove ha già preso servizio.
