NAIROBI – Cyril Ramaphosa schiva, per ora, lo scenario dell’impeachment. L’Alta corte del Capo occidentale ha ordinato la sospensione della procedura contro il leader sudafricano, congelando «provvisoriamente» la messa in stato di accusa sul cosiddetto Farmgate: lo scandalo di 580mila dollari Usa in contanti rubati da un suo ranch presidenziale nel 2020, riemerso in un rapporto del 2022 che contestava diversi illeciti a carico del presidente e numero uno dell’African national congress.
Il verdetto permette alla commissione d’inchiesta di continuare il lavoro preparatorio in attesa delle due nuove udienze sul caso, già fissate a inizio settembre. Ramaphosa ha accolto con favore una sentenza innescata da un suo ricorso e ribadisce il «rispetto per l’indipendenza del potere giudiziario», dicendosi pronto a collaborare con la magistratura. La vittoria appena incassata rinvia la resa dei conti sull’indagine e il voto al Parlamento di Pretoria, ma non disinnesca i rischi legali e politici sottesi a uno degli episodi più spinosi dai tempi dalla sua ascesa alla presidenza nel 2018.
La saga dello «scandalo della sofà» e la strategia di Ramaphosa
I parlamentari hanno rimesso in moto giugno la procedura di impeachment dopo che la Corte costituzionale, il tribunale supremo del Sudafrica, ha bocciato una scudo legale blindato dalla maggioranza dell’African national congresso contro le indagini.
Ramaphosa ha presentato il suo ricorso, ottenendo una dilazione che sembra più congelare che evitare lo scenario di una resa politica interna al partito e alla grande coalizione imbastita dopo le elezioni del 2024: il voto che ha sancito il crollo dell’Anc sotto la soglia psicologica e politica del 50%, costringendolo all’intessitura della governo di unità nazionale a tutt’oggi in carica con i liberali della Democratic Alliance e altre forze di peso minore. «Il blocco rimane in vigore fino a quando la corte non si pronuncerà sulla questione principale: ovvero se vi siano i presupposti per l’impeachment», spiega Mcebisi Ndletyana dell’Università di Johannesburg, mostrandosi dubbioso sulla «spinta» attribuita dai alcune testate a Ramapahosa.
Ramaphosa cercherà di ritardare il più possibile una resa dei conti giudiziaria per evitare conseguenze politiche e legali, spiega l’analista indipendente Marisa Lourenço. Politicamente, l’obiettivo è scivolare fino alla fine del 2027 e oltrepassare indenni le elezioni interne all’Anc, evitando crisi di successione che potrebbero essere «problematiche» per il partito. Sul versante legale, Ramaphosa è consapevole delle ricadute che rischiano di attenderlo in caso di via libera all’impeachment. Il leader in carica, dice Lourenço, sa che la procedura può «sconvolgere la sua presidenza ed essere negativa per il partito, ma anche costringerlo a fronteggiare accuse penali».