Storie Web martedì, Giugno 23

Obiettivo di fine legislatura: «Lasciare al Paese il nucleare»

Sulla politica interna e l’economia, senza rinunciare a una battuta nei confronti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ospite sul palco poche ore prima («Immagino la ventata di ottimismo») ed escludendo che servirà un nuovo intervento sui prezzi dei carburanti, Meloni conferma la volontà di arrivare alla fine della legislatura e afferma: «Prima vorrei lasciare al Paese il nucleare». Su quanto della flessibilità concessa dall’Ue per l’energia potrà finire sul dossier, «dipenderà dalla velocità in cui riusciremo a operare. Confido che prima della pausa estiva si arrivi all’approvazione della legge delega, il Governo sta già lavorando ai decreti attuativi». Ma la speranza è comunque che «ogni singolo euro dei 14 miliardi concessi dalla flessibilità arrivi nelle tasche delle famiglie e nella disponibilità delle imprese energivore».

Lady Tax? «Noi tassiamo le banche, Renzi le salvava»

Sollecitata su Matteo Renzi che la aveva soprannominata “Lady Tax”, la premier ribatte: «Renzi è sempre efficace nelle battute, ma è difficile sostenere che questo è il Governo delle tasse. Quale tassa avremmo aumentato? Non sono in grado di dirlo. Potrei rifare l’elenco di tutto quello che abbiamo tagliato. È un po’ difficile sostenere che abbiamo aumentato le tasse. A meno che a Renzi, e non posso escluderlo, non dispiaccia che abbiamo aumentato le tasse a banche assicurazioni e società energetiche. Quando governava lui usavamo i soldi dei cittadini per salvare le banche, invece questo Governo ha chiesto a loro un contributo, e lo hanno dato, per aiutare le famiglie in difficoltà».

La volata al generale «lanciata da Renzi»

Con il leader di Italia Viva Meloni se la prende anche quando le viene chiesto di Roberto Vannacci: «La mia idea che la sinistra ne parla molto perché, non potendo parlare della loro coalizione, cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra. Renzi era tanto impegnato a lanciare la volata a Vannacci da non accorgersi che non lo avevano neanche convocato alla riunione dei leader del centrosinistra…». Ma la premier non si mostra preoccupata. «Penso che quando arriveranno le elezioni, fra un anno, quando sarà, lì varrà solamente: “Al Governo ci vuoi il centrodestra o ci vuoi il centrosinistra, ci vuoi il campo largo o ci vuoi la coalizione che hai conosciuto in questi anni?”. Allora non serviranno più a niente i sondaggi un po’ discutibili, le chiacchiere di Renzi, le alchimie, le riflessioni. Io aspetto quel momento perché è quello il momento che decide». Alle critiche delle opposizioni risponde: «Può anche darsi che noi siamo scarsi, ma allora loro erano scarsissimi, perché molte cose vanno molto meglio di quando al Governo c’erano i nostri predecessori. Ma questo fa parte del dibattito politico».

Legge elettorale chiave per non tornare all’instabilità

Meloni difende la riforma della legge elettorale, perché tornare indietro «sarebbe devastante». Oggi «a commento delle dimissioni di Keir Starmer, e io in tre anni vedrò ora il terzo primo ministro britannico, Nigel Farage diceva: “Siamo diventati l’Italia di qualche anno fa, cioè abbiamo un primo ministro che cambia ogni anno”. Purtroppo è la verità. Io mi arrabbio sempre quando gli altri parlano di noi come esempio negativo, ma è la verità. Oggi però noi siamo visti come un’ancora di stabilità in un’Europa instabile. Ieri eravamo l’Italia instabile in un’Europa tendenzialmente stabile. Ora, io spero che l’Europa diventi più stabile, ma sicuramente non voglio che l’Italia torni a essere instabile».

La provocazione: «L’opposizione punta al pareggio?»

Intorno a questo scopo, secondo Meloni, dovrebbero convergere tutti. «Che cosa fa la legge elettorale?», spiega: «Non dà un vantaggio a nessuno, è una legge proporzionale, chi prende più voti governa. Ma dà a chi prende più voti la facoltà di avere una maggioranza per governare cinque anni. Questa roba qui dovrebbe essere una cosa su cui siamo tutti d’accordo. Se hanno già stravinto le elezioni – punge – perché non sono contenti che gli si garantisca la maggioranza per governare cinque anni? O forse non siamo così convinti di vincere e il problema semmai è che puntiamo al pareggio che ci consente di governare anche se perdiamo le elezioni».

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