Storie Web venerdì, Settembre 11

Nel cantiere “pensioni” all’interno della manovra 2027 trova spazio la proposta di istituire un libretto di risparmio alimentato annualmente dallo Stato, destinato ai nuovi nati per accompagnarli in ogni fase della crescita fino all’ingresso nel mondo del lavoro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Impegno di almeno mille euro annui dalla nascita

Dopo che la proposta è stata avanzata questa estate al meeting di Rimini dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, i tecnici dell’Istituto e del governo sono al lavoro per la messa a terra della nuova misura di sostegno ai giovani, che dovrebbe chiamarsi “Dote previdenziale pubblica”. Il presidente dell’Inps è poi tornato sulla proposta nel corso di un evento della Lega sulla legge di Bilancio 2027, ed ha proposto di erogare almeno mille euro l’anno ai neonati. «Per avere davvero la funzione di un salvadanaio previdenziale – ha detto-, il Libretto dovrebbe prevedere almeno mille euro l’anno da parte dello Stato per ogni nuovo nato. Non sarebbe un bonus che si esaurisce alla nascita. Sarebbe un impegno che lo Stato rinnoverebbe nel tempo e che accompagnerebbe la persona fino all’ingresso nel mondo del lavoro, Il meccanismo di capitalizzazione farebbe lievitare il montante nel tempo».

Costo di 355milioni di euro annui per ogni nuova generazione

I costi? Con circa 355mila nuovi nati l’anno, la misura avrebbe un costo iniziale nell’ordine di 355 milioni di euro annui per ciascuna nuova generazione interessata. «È il prezzo di una scelta molto chiara – ha aggiunto Fava-. Dire a ogni bambino che nasce che lo Stato investe su di lui dal primo giorno. Non a parole, ma attraverso risorse che crescono nel tempo. Se vogliamo affrontare seriamente il problema previdenziale delle nuove generazioni dobbiamo cominciare quando la pensione sembra ancora lontanissima, non quando ormai è troppo tardi. Il Libretto non sarebbe quindi un fondo alternativo alla previdenza pubblica, ma uno strumento complementare, con un contributo dello Stato e la possibilità di aggiungere nel tempo versamenti volontari da parte della famiglia e dei nonni».

Il messaggio del presidente dell’Inps è dunque: «Non vogliamo sostituire il primo pilastro pubblico. Vogliamo rafforzarlo per quelle generazioni che, tra discontinuità lavorativa, salari bassi e carriere frammentate, rischiano domani di avere pensioni troppo povere».

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