Storie Web venerdì, Ottobre 2

Non è che «il primo tassello di un grande progetto di formazione sulla transizione energetica». Il presidente e azionista di Maire, Fabrizio Di Amato, ci racconta così il corso Its per diventare Energy transition specialist, che partirà in novembre a Roma e sarà presentato il 6 ottobre, prima alle istituzioni e poi in un open day dedicato ai giovani e alle loro famiglie. Di Amato pensa già oltre questa tappa e racconta il progetto che ha in mente di un grande polo formativo in più regioni: «Partiamo dal Lazio ma poi l’obiettivo è di estendere il progetto anche al nord, in Lombardia e al sud, in Sicilia, a Catania, dove abbiamo recentemente aperto un centro di ingegneria». In Maire l’età media è 42 anni e i dipendenti laureati sono il 74%. Circa il 73% di questi, 6.068 sono ingegneri. Negli ultimi 3 anni sono state fatte 5.150 assunzioni.

Il gruppo ha «collaborazioni e interazioni con oltre venti università, due cattedre finanziate, una in Open innovation and sustainability alla Luiss e una in Chemical Projects Engineering and Management al Politecnico di Milano – continua Di Amato -. Sulla transizione energetica non esistono nel nostro Paese corsi specifici e, proprio per questo, ispirandoci sia ad esperienze italiane, come la Motor valley university dell’Emilia Romagna, sia ad esperienze internazionali come quelle di Harvard e dell’Mit che ho personalmente visitato proprio in vista di questo progetto, abbiamo pensato di creare un ecosistema concentrato su temi strategici, come la transizione energetica, sia per noi che per la società più in generale».

Riferendosi a Maire, Di Amato spiega che «in azienda ci sono due asset, uno è rappresentato dalle persone e dalla loro intelligenza, l’altro dalla proprietà intellettuale. Con il nostro progetto valorizziamo entrambi e diamo il via a un percorso di formazione unico nel nostro Paese. Il nostro elemento distintivo è di essere in grado di attrarre giovani e convincerli a frequentare due anni di un percorso di formazione, che dobbiamo rendere attrattivo». Il percorso vuole avere anche una dimensione internazionale ed attirare giovani di altri Paesi, sulla scia di accordi con tante organizzazioni sociali ed educative impegnate nell’integrazione degli immigrati, per promuovere percorsi di orientamento, formazione e sensibilizzazione sui temi della transizione energetica, per avvicinare i ragazzi e le loro famiglie alle competenze e alle professioni della sostenibilità.

La fondazione Green Innovation ITS Academy nasce su forte impulso del gruppo Maire e risponderà all’esigenza di formare tecnici altamente specializzati nella decarbonizzazione e nell’economia circolare, colmando il divario tra domanda e offerta di lavoro. Per capire meglio cosa stia accadendo, Di Amato dice che bisogna «tornare un po’ indietro, a 20-25 anni fa quando il nostro gruppo in termini dimensionali era molto più piccolo. Contava meno di 1.600 persone contro le 11.400 di oggi di 85 nazionalità, in 50 Paesi. All’epoca l’ossatura dell’organizzazione era molto articolata ed era fatta di molti periti e molti ingegneri delle diverse discipline, dalla chimica alla meccanica, nonché da altre figure di supporto in ambito amministrativo e finanziario. Nel tempo abbiamo visto crescere nell’organizzazione alcune figure tecniche di cui c’è carenza sul mercato: all’aumentare delle nostre dimensioni bisognava aumentare la presenza di determinate risorse e allora abbiamo cominciato a vedere il gap sul mercato. Nella nostra strategia abbiamo fatto un’analisi delle competenze per portare avanti il piano industriale, un piano decennale che richiede uno sforzo enorme. In questo esercizio è stato sviluppato l’Its sulla figura dell’ energy transition specialist».

La collaborazione tra pubblico e privato, in questo caso con la Regione Lazio, rappresenta il grande valore aggiunto, tanto più che l’Its consentirà a chi lo frequenta di ricevere i crediti formativi. Nella Fondazione Green Innovation Its Academy rientrano molti partners: sul fronte industriale Maire, Acea, Kuwait petroleum Italia e Orange Branded, oltre a diverse scuole e università, tra cui il campus biomedico di Roma, Unindustria perform e i Salesiani. Nella partnership da cui è nato l’Its «il pubblico coinvolge in modo attivo il privato che in qualche modo è l’utente della formazione e dà la possibilità di rendere attrattive le professioni. L’accreditamento pubblico consente il riconoscimento dei crediti formativi, per cui se i ragazzi dopo i due anni decidessero di proseguire il percorso all’Università avrebbero già dei crediti. Sono certo che chi intraprenderà questo percorso verrà poi inserito subito in azienda, ma nel caso volesse proseguire gli studi potrà farlo già con un importante bagaglio di crediti. Io stesso arrivo da un percorso di alternanza tra lavoro e studio, ma meno strutturato rispetto a quello che proponiamo noi ai ragazzi. L’obiettivo sociale che ci siamo dati è anche quello di dare il nostro contributo a ridurre i bacini dei Neet e incoraggiare una generazione di ragazzi spesso demotivati dal fatto che il lavoro è difficile da trovare, sull’ambiente non si fa abbastanza per trovare soluzioni e risolvere i problemi, c’è la crisi finanziaria ed uno scenario geopolitico incerto a causa dei conflitti. Personalmente, negli incontri organizzati nelle scuole e nelle università mi confronto con molti giovani e il fenomeno dei Neet credo vada considerato come il fallimento della classe dirigente di un paese. Dato che imprenditori e manager fanno parte della classe dirigente, per noi è una necessità e un dovere dare il nostro contributo su questo tema».

Condividere.