Storie Web sabato, Ottobre 10

I settori più performanti

Anche la composizione settoriale ha avuto un ruolo determinante, si legge nel Paper di Promos. Nel 2025 l’aumento delle esportazioni farmaceutiche provenienti da Toscana, Lazio, Lombardia, Abruzzo e Campania ha contribuito complessivamente per 2,6 punti percentuali alla crescita dell’export nazionale, mentre un ulteriore punto è derivato dai metalli e prodotti in metallo della Toscana.

Il quadro energetico è migliorato rispetto al picco del 2022: il deficit energetico, dopo aver superato i 110 miliardi di euro, è sceso a 46,9 miliardi nel 2025. La questione resta tuttavia strategica per la competitività delle imprese. I prezzi industriali di gas ed elettricità nell’Unione europea risultano ancora significativamente superiori a quelli di alcuni dei principali partner commerciali.

I possibili scenari evolutivi

I dati dei primi otto mesi dell’anno sono, come accennato, positivi e incoraggianti dal punto di vista della crescita dei valori. Tuttavia, «la dinamica dei volumi e il ritorno di una maggiore pressione sulla componente energetica confermano che la crescita dell’export si inserisce in uno scenario ancora complesso», si legge nello studio.

Secondo il White Paper, la competitività internazionale delle imprese deve oggi essere valutata insieme alla loro capacità di gestire il rischio. «La competitività internazionale delle pmi va ormai letta anche come capacità di operare in condizioni di maggiore instabilità strutturale – aggiunge Da Pozzo –. Un’impresa può avere un prodotto eccellente e un mercato di sbocco interessante, ma essere vulnerabile se dipende da un solo fornitore critico, da una sola rotta logistica, da un’unica fonte energetica o da pochi mercati. Per questo le strategie di internazionalizzazione devono affiancare alla conoscenza della domanda e dei concorrenti una valutazione sempre più attenta dei rischi di filiera, dell’esposizione energetica, della logistica e della possibilità di diversificare».

Il nodo delle catene globali del valore

Prima della pandemia, le catene globali del valore venivano valutate soprattutto sulla base dell’efficienza e del costo. Oggi, a queste variabili si affiancano continuità, sostituibilità e rischio geopolitico.

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