Leone XIV parte per la Francia, suo quinto viaggio apostolico. Una visita apostolica che segue di poco quella in Spagna: due paesi che Francesco aveva o sfiorato o non visitato, e in questo c’è in netto cambio di passo del papa statunitense, che andrà nel continente sudamericano in novembre ma prima è voluto tornare nella Vecchia Europa, compresa quella che fu la “figlia prediletta della Chiesa”. Una sfida a tutto campo nel cuore della laicità – le statistiche francesi parlano di una percentuale sotto al 2% di frequentatori abituali delle chiese – che entra di prepotenza nella politica, a pochi mesi dalle elezioni. E infatti il presidente Emmanuel Macron, che pure ha accettato la caricano di protodiacono d’onore di San Giovanni in Laterano, ha deciso di non assistere ad alcuna messa: a quella in Place de la Concorde, dove saranno almeno 600mila persone – cifra del tutto inattesa – ci sarà il primo ministro Sebastien Lecornu e sua moglie Brigitte. Troppo dure sono state le critiche che aveva ricevuto quando aveva assistito alla messa a Marsiglia di Francesco, nel 2023. Inoltre – e questo è un capitolo spinoso e si vedrà come l’affronterà Leone – in agosto la Francia ha approvato la legge sul suicidio assistito, molto criticata dalla Chiesa.
La tappa di Parigi, primo impegno all’Eliseo
Diciott’anni sono trascorsi dall’ultimo viaggio di un Papa a Parigi e Lourdes con Benedetto XVI che vi fece visita nel 2008, per i 150 anni delle apparizioni nella Grotta di Massabielle. Giovanni Paolo II era stato in Francia 7 volte (8 calcolando la tappa nel 1989 a La Réunion, dipartimento francese d’oltremare); Francesco 3 tra Strasburgo, Marsiglia e Corsica mai però in visita ufficiale – lo ribadì’ chiaramente in aereo – e, quindi, mai nella capitale. Tra Eliseo, Unesco, Notre-Dame e lo Stade de France alla periferia povera di Saint-Denis, Leone incontrerà già dal primo giorno «la nazione francese, il suo popolo, la sua storia e la sua cultura dalle radici antiche, profondamente cristiane che hanno trovato espressione nella società», ha detto Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa, come riporta Vatican News. Ma le prime ventiquattr’ore parigine di Leone saranno anche occasione per toccare con mano la «fede» di questo Paese «con la sua storia di passione per i figli più fragili, i più poveri» e anche la «storia di legami» col mondo, in particolare il Medio Oriente cristiano. Non mancherà in questo senso, nei 15 discorsi del Papa (tutti in francese, ad eccezione di quelli all’Unesco – dove parlerà molto probabilmente di intelligenza artificiale, centrale del pontificato – e a Metz in inglese) «un riferimento alle situazioni di conflitto» come pure alla «solidarietà» di cui la nazione nei secoli ha dato prova. La Francia di oggi, nelle parole del portavoce vaticano, è una terra «che si pone domande su di sé, sulla società, sull’uomo, sulla vita», come sul bisogno di «trovare risposte senza delegare il compito a scienza, tecnologia, istituzioni e società». La Chiesa stessa, aggiunge, è «una Chiesa che si interroga» e affronta le sfide della secolarizzazione. Durante il viaggio, ci sarà modo anche di parlare del «ruolo» della Chiesa in campo educativo, visto il gran numero di scuole cattoliche. Un dato è emerso: sono oltre 13 mila catecumeni che hanno ricevuto il Battesimo nell’ultima Pasqua. Quindi una comunità cattolica definita «in crescita».
Pellegrinaggio a Lourdes
Quanto alla tappa a Lourdes, ha Bruni spiegato che il messaggio di «guarigione e accompagnamento» proveniente dalla cittadina ai piedi dei Pirenei si confronta con il nostro tempo. Lì il Papa incontrerà i vescovi e anche un gruppo di vittime di abusi, appuntamento riservato di cui per ora non sono stati forniti dettagli. In tema abusi, nel briefing una domanda sul caso di Marko Rupnik, l’ex gesuita accusato di abusi sessuali e psicologici su donne adulte e per il quale è in corso un processo in Vaticano. I suoi mosaici decorano la facciata del santuario di Lourdes. Ma, com’è noto, è in corso in questi giorni la totale copertura delle opere per decisione del locale vescovo Jean-Marc Micas, quale forma di rispetto per le vittime.
Da Metz un messaggio all’Europa
Poi la visita del Papa a Metz, luogo di frontiera che ha dato i natali a Robert Schuman, padre del progetto di «un’Europa dove unità e diversità coesistono. L’Europa sarà il cuore del discorso qui», ricorda Bruni, come pure l’aspetto interreligioso con l’evento coi rappresentanti delle varie fedi che leggeranno un appello comune. Diverse personalità delle Istituzioni europee parteciperanno all’Incontro Alle radici dell’Europa presso il Centro Congressi Robert Schuman di Metz. Ed è aperta la porta a possibili bilaterali privati con i leader internazionali ma che, al momento, non hanno dato tutti la loro conferma. In ogni caso, chiarisce Bruni, l’importanza della visita a Metz «non è data solo dalla presenza di capi di Stato o meno», bensì dal discorso del Pontefice che «si rivolge a tutti» e «affronta tematiche che riguardano l’intero continente». Nella delegazione papale ci sono i cardinali José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, il francese Dominique Mamberti, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e George Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso. Presente Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i Vescovi; assente il segretario di Stato, Pietro Parolin, impegnato alle Nazioni Unite di New York.