Una scheda con accanto al simbolo del partito un primo nome staccato rispetto agli altri e sei subito sotto, e un quadratino sul quale con una crocetta si possono indicare i propri candidati preferiti, al massimo tre. Più in basso il nome dei candidati del listino circoscrizionale (un ‘pezzo’ del listone fisso di 70 nomi del premio di maggioranza). Questo è quello che si troverà davanti l’elettore al momento del voto se si andrà alle urne con lo “Stabilicum”. L’opposizione va all’attacco parlando di preferenze ‘farlocche’ a partire dal fatto che il primo nome è un capolista bloccato e dunque, di fatto, in molti casi, l’unico eletto di quel collegio. “Meno di un eletto su cinque sarà con le preferenze”, calcola il Dem Federico Fornaro. Ma ecco cosa prevede la norma:
Un modello misto: capolista bloccato e tre preferenze
La proposta del centrodestra prevede un meccanismo misto con capolista bloccato e poi tre preferenze da esprimere. Tutti i candidati che sono stati inseriti tra i 70 della lista del premio di maggioranza vanno candidati anche capolista in un collegio circoscrizione e, quindi, se la coalizione vince il premio, scattano in questo modo e non nel collegio dove, quindi, verrà eletto chi prende più preferenze.
Chi è candidato sia come capolista sia a preferenza, inoltre, viene eletto come capolista. FdI aveva depositato, per favorire la corsa a preferenza, un emendamento per chiedere il contrario ma è stato poi ritirato.
La questione di genere: preferenze espresse con alternanza
Le tre preferenze a disposizione vanno espresse con alternanza di genere (pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista). Nella lista c’è l’obbligo di alternare i generi dal primo nome sotto il capolista ma, essendo una elezione a preferenza, la posizione in lista non è dirimente. Per effetto di una norma inserita alla Camera i 70 nomi del listone dovranno essere alternati 60 a 40 e, visto che tutti quei nomi saranno anche capilista, almeno una trentina di nomi di capolista saranno di genere diverso. Altro discorso sarebbe stato quello di mantenere la previsione del Rosatellum di capolista tutti alternati 60 a 40 (calcolando 4 partiti di maggioranza si tratta di un’ottantina di nomi).
Il nodo delle pluricandidature
Visto che i partiti più piccoli eleggono un numero minore di parlamentari per collegio, sulla carta saranno in particolare quelli più grandi a eleggere a preferenza. Tutto questo, però, al netto delle pluricandidature consentite fino a 5. Un esempio: se un leader di un partito medio-piccolo è candidato in più di un collegio capolista in base a quello nel quale passerà sarà eletto anche il candidato del suo partito che ha preso più preferenze.
Le proposte delle opposizioni
Le opposizioni avevano avanzato, come alternativa alle liste bloccate (presenti nella legge fino all’approvazione dell’emendamento di maggioranza), alcune proposte: dalle preferenze per tutti i parlamentari senza capolista bloccati (l’emendamento su cui il governo si è rimesso all’Aula) ai collegi uninominali per tutti deputati e senatori. Ma sono state bocciate dalla maggioranza.
