Storie Web giovedì, Ottobre 8

Al mattino il plauso via social. Al pomeriggio, presenziando ad Ascoli Piceno all’inaugurazione dei lavori di riqualificazione di Palazzo Saladini Pilastri, la soddisfazione per il sì definitivo della Camera allo Stabilicum espressa a voce. Perché – mette a verbale Giorgia Meloni – «è una legge che semplicemente rimette più potere nelle mani dei cittadini, che garantisce la stabilità – abbiamo visto il vantaggio che porta – ed è una legge fatta per l’Italia. Penso che sia una buona cosa».

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Le schermaglie sulla data del voto

La premier incassa dunque la riforma su cui tanto ha insistito, trionfando anche sulle resistenze degli alleati di Forza Italia e Lega. A chi le chiede quando andremo a votare, Meloni fa però notare che «manca un anno alla scadenza della legislatura» e si dice «concentrata come voi vedete a cercare di fare il mio lavoro, gli altri discutano pure di alchimie». Ma l’ipotesi di urne anticipate a giugno è stata avanzata dalle pagine del Foglio, dandola in leggero vantaggio rispetto all’idea di andare a scadenza naturale a ottobre 2027, non da un “alchimista” qualunque, bensì dal potente e fedelissimo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Un’uscita non casuale, nel giorno del l’approvazione della legge, che lascia intravedere la direzione più probabile per Palazzo Chigi da qui in avanti: una marcia verso le urne in primavera.

Il rapporto con il Quirinale

Era già stato il presidente dei senatori Fdi Lucio Malan, nei giorni scorsi, a parlare di maggio, salvo poi ritrattare in nome delle «prerogative del capo dello Stato». Ed è proprio lo sgarbo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che Meloni sta ben attenta a evitare. Soprattutto nel momento in cui si gode la sua vera vittoria politica legata alla riforma elettorale: l’obbligo per liste e coalizioni di indicare il nome del candidato presidente del Consiglio al momento del deposito del contrassegno elettorale. Un premierato di fatto, secondo una parte dei giuristi, che aggirerebbe l’articolo 92 della Costituzione, chiaro nell’assegnare solo al capo dello Stato il potere di nomina del primo ministro, blindando la sua scelta.

La campagna è già in corso

Non è questo, in altre parole, il momento per entrare a gamba tesa nelle prerogative del presidente. È, invece, per la premier il momento di godersi il risultato e proseguire nella strategia messa in campo da inizio settembre: attraversare l’Italia a colpi di eventi e bagni di folla. Come quello nelle Marche, appunto, dove Meloni non si è sottratta a una passeggiata, ai selfie e a una chiacchierata con i lavoratori di “Locanda Centimetro Zero”, la cooperativa di persone con disabilità che gestirà l’albergo e il ristorante etico all’interno dell’edificio nel centro storico di Ascoli Piceno. La campagna elettorale è già in pieno svolgimento. E la premier sa che, più Matteo Salvini e Antonio Tajani navigano in acque agitate, più il suo consenso personale deve essere consolidato. Perché è l’elemento che potrà fare la differenza, anche per l’appello al voto utile con cui il centrodestra spera di arginare il fenomeno Vannacci e conquistare il 42% dei consensi per accedere al premio di maggioranza.

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