«Oltre alle perdite tra militari e civili, aumenta la mortalità dovuta al peggioramento delle malattie croniche, allo stress e, in alcuni casi, all’impossibilità di ricevere cure tempestive», continua Gladun. Allo stesso tempo crollano le nascite: «Le persone rimandano la decisione di avere figli. È una reazione naturale».
I numeri confermano la portata del fenomeno. Secondo il Ministero della Giustizia ucraino, nel 2024 sono stati registrati 495.090 decessi, quasi tre volte il numero delle nascite. Dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio 2022, il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina ha perso 55 mila militari, tra soldati di carriera e coscritti, una cifra che molti analisti ritengono sottostimata. Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington stima invece le perdite ucraine tra 100 mila e 140 mila soldati, mentre quelle russe sarebbero comprese tra 275 mila e 325 mila.
Una popolazione dimezzata in poco più di trent’anni
Dal 1991, anno dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, l’Ucraina ha perso quasi metà dei suoi abitanti. «Secondo le mie stime – afferma Gladun – all’inizio del 2026 nei territori controllati dal governo vivevano circa 28 milioni di persone. Alla fine del 1991 erano 51,7 milioni».
Una proiezione delle Nazioni Unite, ripresa da Ukrainska Pravda, afferma che la popolazione potrebbe scendere fino a 15,3 milioni di abitanti entro il 2100.
Si tratta però di numeri che, sottolinea il demografo, vanno interpretati con cautela. «Innanzitutto il territorio oggi controllato dal governo è circa il 20% più piccolo rispetto al 1991. Inoltre non conosciamo con precisione la popolazione residente nei territori occupati dalla Russia e non sappiamo quanti tra coloro che sono fuggiti all’estero faranno ritorno una volta terminata la guerra».
