Un italiano su due beve acqua del rubinetto in modo abituale. Crescono i consumi secondo l’indagine 2026 di Aqua Italia (l’associazione costruttori trattamenti acque primarie, federata Anima Confindustria), dedicata alla propensione degli italiani al consumo di acqua del rubinetto.
I risultati della ricerca confermano un trend consolidato: bere acqua del rubinetto è oggi un’abitudine che riguarda la grande maggioranza degli italiani. Oltre otto italiani su dieci (83,4%) dichiarano di averla bevuta, trattata o non trattata, nel corso degli ultimi dodici mesi; tra questi, il 60% afferma di berla in modo abituale, «sempre» o «quasi sempre».
Il trend dei consumi
L’andamento storico di questi numeri li fa comprendere ancora meglio. La ricerca, condotta da Personalive su un campione eterogeneo di 2.008 rispondenti, si inserisce infatti in un percorso di rilevazione biennale: nel 2016 la quota di chi aveva bevuto acqua del rubinetto si fermava al 71,8% – contro l’attuale 83,4% – mentre il consumo abituale calcolato sull’intero campione è passato dal 43,9 al 49,8 per cento.
La mappa dei consumi
Sul territorio queste cifre evidenziano una distribuzione frastagliata. Il Nord Est e l’Emilia-Romagna si confermano l’area più aperta all’acqua del rubinetto: il consumo abituale tra chi la beve sale al 70,4%, la percezione di sicurezza raggiunge il 45,4%. All’estremo opposto, Sud e Sicilia mostrano un quadro molto più cauto: consumo abituale al 54,5%, percezione di sicurezza al 25,9% (dieci punti in meno rispetto alla media). Nel Nord Ovest consumi e fiducia in crescita, con una riduzione del campione rispetto al 2024 di chi non beve mai l’acqua del rubinetto (-2,7%); nella zona Centro + Sardegna consumi stabili rispetto all’ultima indagine.
Le motivazioni
Dietro questa scelta ci sono motivazioni sempre più articolate e vicine tra loro. La comodità resta il primo fattore chiave (31,0%), seguita a brevissima distanza dal risparmio economico (28,6%) e, sempre più spesso, dall’attenzione all’ambiente (28,4%): quest’ultima motivazione, che nel 2016 raccoglieva appena l’11,3% delle preferenze, ha più che raddoppiato il proprio peso in un decennio. Seguono i maggiori controlli percepiti sulla qualità (23,3%) e il gusto (20,4%).
