Storie Web mercoledì, Luglio 15

La bocciatura incassata il 14 luglio in Aula è vista come “un segnale evidente di una grave spaccatura nella maggioranza”, ma la Rete contro la legge elettorale è già proiettata al futuro muovendosi su un doppio binario: una grande mobilitazione nel Paese in stile referendum sulla giustizia e decine di ricorsi pronti a essere depositati nei Tribunali. Proprio per mettere a punto le prossime mosse è in programma domani sera 16 luglio una riunione online in cui si confronteranno le varie realtà che costituiscono la neonata ’Rete per un voto libero e uguale’ che conta oltre trenta organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini.

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Ricorsi in decine di tribunali

“Sono già pronti i ricorsi da depositare in decine di Tribunali qualora la legge venisse approvata in via definitiva, con l’obiettivo di un rinvio degli atti alla Corte costituzionale” spiega Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete. “Un gruppo di avvocati è al lavoro – afferma – I tempi sono stretti. Noi dobbiamo fare presto, in modo che la Consulta possa intervenire prima delle elezioni. Non è pensabile andare a votare con una legge elettorale che stravolge la nostra Costituzione”.

«Clima simile a quello del referendum»

Allo stesso tempo la Rete si prepara ad avviare una “mobilitazione” in tutto il Paese contro la nuova legge elettorale che, viene evidenziato, “stravolge i nostri equilibri democratici”. “Si creerà un clima simile a quello del referendum” assicura Zaccaria. Sono già tre le “grandi manifestazioni” che i promotori stanno organizzando. “Saranno a Milano, Firenze, Napoli o Salerno dopo il 15 settembre” spiega il coordinatore della Rete. Accanto a queste mobilitazioni le associazioni e comitati parteciperanno “alle decine di iniziative che si faranno nelle varie città italiane”. Per la Rete bisogna “tornare a votare con una legge elettorale conforme alla Costituzione, ricreando lo spirito del referendum sulla giustizia. La cosa più grave della nuova legge è nel premio di maggioranza abnorme che di per sé è un vulnus, una ferita gravissima dell’uguaglianza del voto. E pone un problema di equilibri democratici, incide sulla forma di governo: chi vince prende tutto. Per questo noi vogliamo un voto libero e uguale”. Quanto alla giornata di ieri in Aula, viene considerata “un segnale molto evidente che all’interno della stessa maggioranza ci sono dubbi e gravi spaccature”, ma i “tempi sono stretti” e la mobilitazione sta per entrare nel vivo.

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