Storie Web martedì, Maggio 26

Sul mercato valutario globale si sta imponendo una nuova gerarchia. Alcune monete che per decenni hanno rappresentato stabilità e protezione stanno perdendo parte del loro appeal, mentre altre cercano di costruire un nuovo ruolo geopolitico e finanziario. In un contesto dominato da tensioni geopolitiche, prezzi energetici elevati, politiche monetarie divergenti e crescente frammentazione economica, il concetto stesso di “valuta rifugio” sta cambiando.«Il caso più evidente è quello del franco svizzero, che continua ad attirare capitali nei momenti di tensione globale – sottolinea Stefano Gianti, analista di SwisseQuote -. Al contrario, lo yen giapponese ha perso gran parte della sua storica funzione difensiva».

EURO CONTRO TUTTI

Andamento dell’euro rispetto ad alcune principali valute

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La caduta di un imperatore

Secondo molti analisti, la valuta giapponese conserva ancora alcune caratteristiche tecniche da safe haven, ma ha perso il ruolo pratico e psicologico che aveva nei decenni precedenti. In altre parole, lo yen non è più percepito automaticamente come un rifugio durante le crisi globali. «Gia dal 2020 lo yen ha subito una svalutazione di oltre il 45% rispetto al dollaro americano, una dinamica che riflette problemi strutturali sempre più evidenti nell’economia giapponese – aggiunge Gianti -. Uno dei principali fattori di debolezza è rappresentato dall’enorme debito pubblico del Giappone, considerato da molti investitori difficilmente sostenibile nel lungo periodo. A questo si aggiunge una bilancia commerciale spesso negativa dal 2011, soprattutto a causa della forte dipendenza energetica del Paese. Il contesto monetario ha aggravato ulteriormente la situazione. Per anni la Bank of Japan ha mantenuto una politica ultra-accomodante, con tassi molto bassi rispetto agli Stati Uniti. Questo ha reso lo yen una valuta ideale per il carry trade, ossia strategie speculative basate sul finanziamento in yen a basso costo per investire in asset più remunerativi altrove». Come spiega Gianti, però, nei momenti di rialzo dei tassi americani o di forza del dollaro, lo yen tende a indebolirsi rapidamente.

Le dinamiche elvetiche

Dal 2023 il franco svizzero, invece, si è apprezzato di circa il 23% rispetto al dollaro statunitense: solo nel 2025 ha registrato un guadagno vicino al 13%, toccando nuovi massimi anche nel 2026. Ogni volta che aumenta l’incertezza sui mercati con guerre, crisi finanziarie o timori recessivi, gli investitori tendono a rifugiarsi nel franco. «Il rafforzamento della valuta elvetica, tuttavia, crea anche problemi all’economia svizzera- spiega Gianti -. Una valuta troppo forte penalizza le esportazioni e riduce la competitività delle aziende elvetiche. Per questo motivo la Swiss National Bank osserva con attenzione i movimenti della valuta e potrebbe intervenire direttamente sul mercato qualora l’apprezzamento diventasse eccessivo».

Prospettive difficili per la valuta oltremanica

La sterlina storicamente è stata più forte dell’euro. Il suo valore, però, si è progressivamente ridotto negli ultimi anni. La Brexit ha ulteriormente contribuito ad un indebolimento della divisa britannica. Oggi in un contesto in cui le aspettative di inflazione appaiono sempre meno ancorate, mentre crescita, occupazione e investimenti restano deboli, in presenza sia di un persistente deficit pubblico sia di un deficit delle partite correnti, i titoli di Stato britannici e la sterlina appaiono particolarmente vulnerabili. Insomma, la sterlina sembra risentire di una politica fragile e di una crescita debole che si ripercuote nel suo . «La valuta britannica attraversa una fase complessa – prosegue Gianti -. Il cambio Sterlina/Dollaro è sceso fino a quota 1,34, toccando i livelli più bassi da aprile 2026 anche se rimane stabilmente sopra la media mobile a 200 giorni. La valuta britannica risente sia delle tensioni geopolitiche globali sia dell’instabilità politica interna». Come sottolinea Gianti, la guerra in Iran e il rialzo dei prezzi energetici stanno creando un contesto particolarmente difficile per il Regno Unito. Prezzi dell’energia più elevati rischiano infatti di generare un nuovo shock inflazionistico in un’economia già caratterizzata da crescita debole e consumi sotto pressione.

La Rupia indiana, vale una scommessa?

Secondo diversi esperti la rupia indiana presenta al momento una debolezza, tanto che si sta svalutando contro il dollaro e l’euro. Debolezza dovuta principalmente alle tensioni sul deficit commerciale indiano legate ai forti costi di approvvigionamento energetico. «L’India deve aumentare la domanda di dollari per finanziare le importazioni energetiche, soprattutto in una fase di prezzi del greggio ancora sostenuti – sottolinea Matteo Paganini, Coo di Bcm Markets -. Questo crea pressione sul deficit commerciale che tuttavia è compensato da importanti flussi di capitali, servizi IT e rimesse dall’estero, perché l’economia indiana resta solida e in crescita. Pensiamo che la Rupia, con una normalizzazione del quadro energetico, possa recuperare parte della debolezza accumulata. Oggi per un investitore può essere interessante l’equity indiano in valuta locale. Più delicata invece la parte obbligazionaria in valuta locale, visto che i Treasury Usa, con rendimenti ancora interessanti e considerati il principale asset risk free globale, risultano più adatti a chi ha una minore propensione al rischio».

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