La nuova flessibilità, che combina modalità flessibili o ruoli flessibili, tra cui il lavoro occasionale e a contratto, incarichi interinali o frazionali, con cambi di carriera, lavori da remoto in modalità “nomade digitale”, posizioni supportate dall’Ai e rotazione dei ruoli, favorisce l’incontro di imprese e candidati, soprattutto delle generazioni più giovani, la Z in particolare, che non considera avere un lavoro stabile e dipendente necessariamente una priorità ed è disposta anche a valutare forme di lavoro autonomo. E’ un trend emerso da un report di Indeed e YouGov che hanno sondato quasi 3mila datori di lavoro e oltre 7mila lavoratori tra Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Messico, Paesi Bassi, Regno Unito, Singapore e Stati Uniti.
Un nuovo sistema ibrido e dinamico
Per Gianluca Bonacchi, Talent Strategy Advisor di Indeed, nel mondo in continua evoluzione in cui viviamo, «siamo costretti a ripensare il concetto stesso di lavoro, introducendo una organizzazione agile della forza lavoro. Questo nuovo sistema ibrido e dinamico, in grado di fornire benefici ad aziende e lavoratori, richiede cambiamenti che possono risultare destabilizzanti, ma che sono ormai imprescindibili per ottimizzare i risultati di business. La capacità di offrire modalità lavorative diversificate si trasforma in un asset strategico per rispondere efficacemente alle esigenze delle diverse categorie di lavoratori e lavoratrici, garantendo benefici reciproci». Tra l’intelligenza artificiale che sta riscrivendo le regole a un ritmo senza precedenti da un lato e le aspettative dei lavoratori che stanno evolvendo dall’altro, l’agilità organizzativa avvicina sempre più aziende e candidati. In media, a livello internazionale, l’87% delle aziende dichiara che poter contare su un’organizzazione agile della forza lavoro è “molto” importante per i propri obiettivi di business e il 64% di chi cerca lavoro è d’accordo.
I settori in cerca di flessibilità
Analizzando i settori, quelli dove la flessibilità è estremamente o molto importante sono l’edilizia e il settore minerario (93%), l’It (92%), l’accoglienza e la ristorazione (90%), i servizi finanziari e bancari (89%), i trasporti. Quelli in cui le aziende prevedono di incrementare i collaboratori flessibili e non tradizionali sono invece media, pr e marketing (59%), It (58%), edilizia e settore minerario (58%), risorse umane (56%), vendita al dettaglio (54%)
Il quadro italiano
Chi cerca lavoro in Italia accoglie il lavoro flessibile più facilmente rispetto alla media globale. Candidati e aziende in Italia sono infatti leggermente al di sopra della media globale nell’adozione del lavoro flessibile. Gli ultimi dati Istat su occupati e disoccupati (relativi a giugno 2026) ci dicono che in Italia negli ultimi mesi gli occupati a termine, pur essendo una quota minoritaria, continuano ad aumentare. Secondo l’ultima rilevazione sono 2 milioni e 542mila (rispetto ai 16 milioni e 491mila di quelli permanenti) e crescono a un ritmo più sostenuto: giugno su maggio 2026 ha registrato un incremento del 3,7%, aprile-giugno su gennaio marzo 2026 del +7% e giugno 2026 su giugno 2025 del + 1,3%.
La dinamica domanda offerta
Tornando alla rilevazione Indeed il 28% di chi cerca lavoro si identifica principalmente come lavoratore flessibile, rispetto al 21% nei mercati analizzati. Allo stesso tempo, il 56% delle aziende in Italia impiega lavoratori occasionali, rispetto al 53% a livello globale. Per chi cerca lavoro in Italia, le principali motivazioni per cercare un lavoro flessibile sono la flessibilità (30%) e l’equilibrio tra vita professionale e privata (29%). Le aziende ne sono consapevoli: il 31% afferma che uno dei motivi principali per cui assume collaboratori occasionali è soddisfare la richiesta di flessibilità e autonomia da parte dei dipendenti. Questo contrasta con la media globale, dove le aziende sono maggiormente motivate dalla flessibilità organizzativa (25%) piuttosto che dalla risposta alle preferenze dei lavoratori (23%). Tra tutti i Paesi presi in esame, l’Italia è tra quelli più scettici nei confronti dell’IA. Il 70% dei datori di lavoro ritiene che l’IA giovi sia alle aziende sia ai lavoratori, 5 punti percentuali sotto la media globale e ben al di sotto di Paesi particolarmente favorevoli all’IA come India (89%) e Messico (87%). Anche chi cerca lavoro è diffidente: solo il 45% afferma che l’IA è vantaggiosa sia per le aziende che per i lavoratori. Entrambi i gruppi sono inoltre poco convinti della capacità dell’IA di spingere lavoratori ad alta retribuzione verso ruoli flessibili: solo il 37% delle persone in cerca di lavoro (rispetto al 44% a livello globale) e il 60% dei datori di lavoro (rispetto al 68% a livello globale) ritengono che l’IA stia creando opportunità.
