In Serbia il movimento studentesco, che lancerà la sfida al regime del presidente Aleksandar Vucic alle elezioni di domenica 25 ottobre, torna in piazza per l’ultima, grande manifestazione prima del voto. La prova di forza si preannuncia imponente: studenti e cittadini cominceranno a marciare pacificamente da oggi verso Belgrado, dove contano di arrivare giovedì 22, dopo un’intera settimana di cammino. L’appuntamento sarà in piazza Slavija, che è stata il teatro di tutte le proteste degli ultimi due anni. La prima colonna di manifestanti, quella proveniente da Est, parte oggi da Zaječar. Dall’Ovest della Serbia partiranno invece tre colonne: una si metterà in cammino il 18 ottobre da Gornji Milanovac, il 19 partirà la seconda colonna da Valjevo e, sempre domenica, la terza partirà da Šabac. L’ultima colonna, quella proveniente da Nord, partirà da Novi Sad il 20 ottobre.
Gli studenti sono riusciti a presentare una lista di 250 nomi – avvocati, professori universitari, esponenti della società civile – e hanno anche incassato il ritiro dalle elezioni di quasi tutti i partiti di opposizione a Vucic, con l’obiettivo di concentrare le forze e i voti su un’unica lista, la loro. Ma i comitati di base del movimento nato nelle università sanno bene che, se vogliono avere una speranza concreta di vincere, devono farsi conoscere nelle campagne e nei piccoli centri della Serbia, dove i media controllati dal regime non hanno mai parlato di loro durante tutti questi due anni di proteste. Così, hanno deciso di mettersi in marcia per chilometri, con l’obiettivo di attraversare la pancia del Paese e andare a prendersi i voti uno dopo l’altro. «L’ultima manifestazione prima di liberarci di loro», hanno scritto gli organizzatori studenteschi sui social media, promuovendo il raduno con lo slogan «La vittoria chiama».
I sondaggi
Sebbene alcuni sondaggi indipendenti, quando a metà settembre gli studenti hanno presentato la loro lista, dessero il Movimento vicino al 48%, man mano che la data elettorale si avvicina le previsioni vengono ritoccate al ribasso. «Stimo la lista studentesca al 37-40% e il Partito progressista serbo di Vucic al 48% – sostiene Giorgio Fruscione, responsabile del Desk Balcani dell’Ispi – stando a questi sondaggi l’attuale coalizione di governo dovrebbe portare a casa la maggioranza, grazie anche all’appoggio degli alleati socialisti, che potrebbero essere l’unico partito in grado di superare la soglia di sbarramento». Se così finisse domenica 25 ottobre, quello degli studenti «sarebbe comunque un risultato storico – dice Fruscione – negli ultimi 14 anni, cioè da quando governa il partito di Vucic, nessun partito né leader di opposizione ha mai raccolto così tanti consensi. Alle ultime elezioni parlamentari del 2023, quando il cartello delle opposizioni raggiunse il suo risultato migliore, non superò quota 23%».
Certo il Partito progressita di Vucic dispone di una macchina elettorale potentissima: «L’Sns – spiega il ricercatore dell’Ispi – è uno dei partiti con il più alto numero di iscritti al mondo: circa un elettore su nove ne è membro. Con un’affluenza che, negli ultimi anni, in Serbia si è attestata intorno al 50%, se ogni iscritto all’Sns va a votare e porta almeno un altro parente con sè, è facile per Vucic raggiungere il 48% che gli attribuiscono i sondaggi».
Il nodo astensionisti
Tra i comitati nelle università, però, l’ottimismo resta ancora molto alto. Oltre che sugli studenti e sulla società civile ormai mobilitata contro la corruzione del governo, la lista messa in piedi dalla meglio gioventù serba conta infatti di portare al voto il popolo degli astensionisti. Brogli e minacce permettendo: la delegazione dell’Apce, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa appena rientrata da Belgrado, ha dichiarato di aver notato «una retorica ostile e aggressiva rivolta contro gli attivisti dell’opposizione, i rappresentanti della società civile e i giornalisti», e di essere stata informata delle accuse persistenti «e credibili» di sorveglianza nei loro confronti. Domenica 25, ai seggi, l’Osce è pronta a schierare 80 parlamentari. «I brogli – sostiene Fruscione – sono uno degli strumenti a cui il regime serbo ricorre per raggiungere non tanto il risultato, quanto il risultato desiderato. A urne chiuse, molto dipenderà da come Vucic gestirà il risultato elettorale: potrebbe non essere soddisfatto, e ricorrere a infiltrati nelle proteste, con l’obbiettivo poi di colpire duro gli studenti. E non escludo nemmeno che si verifichino scontri di piazza anche prima del voto».
