La Cina spacca il G20 Finanze ad Asheville, negli Stati Uniti, e alla fine non si arriva a un comunicato congiunto. La presidenza di turno Usa è costretta a emettere una sua dichiarazione che «è stata approvata con 19 voti a favore ad eccezione della sola Cina», ha annunciato in conferenza stampa il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, per il quale «i giorni in cui ci si accontentava di una crescita mediocre sono finiti».
«Il Paese con il maggiore e insostenibile avanzo delle partite correnti al mondo, la Repubblica Popolare Cinese, è stato l’elemento di dissenso» ha affermato Bessent durante la conferenza stampa a margine della riunione del G20 ad Asheville. «Le economie non di mercato che generano un flusso incessante di esportazioni a basso costo non sono sostenibili».
Motivo principale dello scontro sono state le politiche non di mercato con Pechino che ha sollevato obiezioni sulla formulazione di alcuni punti, tra cui gli sforzi per garantire il regolare funzionamento delle catene di approvvigionamento globali per energia, prodotti alimentari, fertilizzanti e minerali critici. La Cina ha rifiutato di essere accusata per il maxi surplus commerciale da 1.200 miliardi di dollari. La Repubblica popolare è «una delle principali fonti di squilibri economici globali. È importante, come abbiamo già sottolineato, riconoscere la portata di questi squilibri, che sono ampi e persistenti: si tratta di una situazione che si è venuta a creare nel corso degli ultimi anni» ha commentato il commissario Ue per l’Economia Valdis Dombrovskis.
Pechino si è opposta anche sul passaggio relativo allo Stretto di Hormuz: «Siamo preoccupati per le continue interruzioni del commercio di energia e sottolineiamo la navigazione libera, sicura e prevedibile attraverso lo Stretto di Hormuz e a livello globale», così come «la risoluzione delle guerre e dei conflitti in corso, sono essenziali per sostenere una crescita duratura», si legge nella dichiarazione della presidenza del G20.
I dissensi sono emersi a tre settimane dalla visita del presidente Xi Jinping a Washington per il vertice con l’omologo Donald Trump e a tre mesi dall’incontro dei leader del G20 a Miami per il summit annuale.Con Russia e Cina “possiamo portare avanti il dialogo” sulle misure Usa per strangolare l’economia dell’Iran, ha detto poi Bessent, nella conferenza stampa finale, aggiungendo che più contributi i due Paesi potranno dare e “meglio sarà anche per loro”. Così mentre ad Asheville è saltato il banco, a Bishkek, la capitale del Kyrgyzstan, quasi 24 ore prima, la Cina è emersa come potenza dominante al vertice Sco (Shanghai Cooperation Organization): il presidente Xi Jinping ha incontrato leader quali il russo Vladimir Putin e l’iraniano Masoud Pezeshkian, mettendo in luce la crescente capacità di Pechino di sostenere i Paesi soggetti alle pressioni Usa





