Storie Web mercoledì, Novembre 4

L’America è il Paese delle prime volte, dei record che si infrangono, degli outsider che ce la fanno. È stato sempre così e lo è ancor di più dopo questo voto di protesta di metà mandato in cui il Paese ha deciso di cambiare volto rispetto agli ultimi anni. E tra i nuovi volti – il primo senatore musulmano, il primo senatore dichiaratamente gay, il probabile primo speaker afroamericano della Camera – spicca anche la prima donna e la prima afroamericana eletta governatrice della Georgia. Il voto sui governatori – ben 36 su 50 Stati – è rimasto più in ombra rispetto alla corsa per la Camera e per il Senato ma è altrettanto importante perché i poteri della carica sono tali da orientare i singoli Stati e in definitiva la direzione che nel breve-medio termine prenderà il Paese.

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Keisha Lance Bottoms, 56 anni, eletta governatrice della Georgia, ha così conquistato la prima fila a poche ore dallo scrutinio perché è la prima governatrice afroamericana degli Stati Uniti. Ha infranto un tabù che può fare poca impressione se si considera che gli Stati Uniti hanno già avuto un presidente afroamericano, il democratico Barack Obama. Il suo risultato è però significativo perché il problema della razza è sempre presente negli Stati Uniti (e si è accentuato con le politiche dell’Amministrazione Trump) e perché Lance Bottoms ha vinto in uno Stato del Sud segnato da schiavismo, segregazione e lotta per i diritti civili in una gara che sembrava proibitiva: il suo avversario, il miliardario repubblicano Rick Jackson ha investito nella campagna molti più soldi di lei (100 milioni di dollari solo del suo patrimonio personale). E in questo Stato non vinceva un democratico da più di 25 anni e mai era stata eletta una donna governatrice ma Lance Bottoms ha preparato bene la sua strada perché aveva alle spalle l’esperienza di sindaco di Atlanta e di funzionario nell’amministrazione Biden.

Come molti democratici in tutto il Paese, Bottoms ha puntato con decisione su un messaggio incentrato sulle questioni economiche e sulla possibilità per tutti di affrontare un costo della vita sempre più alto. Nelle fasi finali della campagna, ha inoltre criticato pubblicamente Jackson per alcune sue dichiarazioni passate a favore della costruzione di data center, e ha associato il suo avversario al presidente Trump, che ha un indice di gradimento molto basso in Georgia. La costruzione dei data center sono una delle questioni più sentite in questo momento negli Stati Uniuti non solo per l’impatto ambientale ma anche per i costi che ricadono sui cittadini. In Georgia inoltre è ancora dibattuta la questione su chi abbia vinto le presidenziali del 2020 con Trump che non ha mai riconosciuto i risultati e il repubblicano oggi sconfitto allineato al presidente.

Bottoms ha anche sfruttato la scia del popolare senatore democratico Jon Ossoff che alcuni indicano come possibile candidato alle presidenziali del 2028. Ossoff ha partecipato a diversi comizi della campagna “United for Georgia” insieme a Bottoms; inoltre, il suo comitato elettorale ha trasferito milioni di dollari alla campagna del partito democratico per sostenerla.

La sua vittoria rappresenta un momento storico per i democratici della Georgia. Sebbene negli ultimi anni lo Stato sia emerso come un terreno di scontro cruciale nelle elezioni federali, a livello statale ha continuato a mantenere un orientamento repubblicano: prima di martedì, infatti, gli elettori della Georgia non eleggevano un governatore democratico dal 1998.

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