Il ministro della Difesa israeliano ha aggiunto «sul modello di Gaza e Libano»
Le ultime immagini di Sinwar tra nascondigli e travestimenti
A meno di 36 ore dal terzo anniversario del 7 ottobre, le immagini inedite dell’ex leader di Hamas Yahya Sinwar riprese nei giorni precedenti la sua morte e diffuse dalle brigate al-Qassam lunedì sera, hanno fatto impazzire i social di Gaza. Centinaia di post hanno rilanciato le foto degli ultimi giorni a Rafah dell’architetto del massacro. Lo hanno celebrato con inni, poesie, cuoricini rossi e verdi, messaggi di ammirazione, lodi. Una valanga a cui si sono aggiunte altre decine di acclamazioni da account turchi per ricordare il ’leone della guerra’. Nel filmato Sinwar appare come in quell’ultimo video diffuso dall’Idf il 16 ottobre 2024, poche ore dopo lo scontro a fuoco e l’inseguimento con un drone che permise ai soldati di identificarlo e ucciderlo. Con una coperta grigia sulla testa e lungo tutto il corpo, un bastone per muoversi tra le macerie di un palazzo bombardato nel sud della Striscia, un grosso orologio nero al polso, vestito di scuro, impolverato tra i detriti. Mentre si sposta con Anis Ismail al-Darbi della brigata Abu Shamla, ucciso in seguito dall’Idf, anche lui con una coperta addosso e un giubbotto carico di mine per proteggere gli spostamenti del capo. Sinwar si muove tra un quartiere e l’altro camuffato da vecchio curvo e malconcio, la testa abbassata per non farsi riprendere in faccia dalle camere dei droni israeliani. Raggiunge edifici diroccati in zone evacuate durante la guerra. Il video celebrativo lo mostra durante un incontro con al-Darbi e il comandante del battaglione Tel al-Sultan Mahmoud Hamdan. Al Jazeera, nell’edizione in arabo, spiega che “le immagini diffuse da al-Qassam mostrano aspetti della preparazione sul campo durante la battaglia Alluvione di al-Aqsa. Sinwar viene ripreso in un incontro con al-Darbi e Hamdan, mentre esamina mappe operative e impartisce direttive sugli scontri con le forze israeliane”. Le immagini pubblicate indugiano su al-Darbi, gli scontri contro le forze israeliane e su sequenze dell’addestramento militare prima del 7 ottobre e dello scoppio della guerra. Poi di nuovo Sinwar, curvo su una mappa aperta sul pavimento per decidere con i comandanti quando e come colpire, Sinwar che recita un verso: “Per la libertà rossa, c’è una porta alla quale bussa ogni mano macchiata di sangue”. Al Jazeera sottolinea che le immagini sono la risposta di Gaza alle dichiarazioni del ministro israeliano di ultradestra Itamar Ben-Gvir, che in passato ha minacciato di far bruciare la salma di Sinwar. Israele non ha mai restituito a Gaza le spoglie del leader di Hamas, per evitare che la tomba diventi un luogo di culto. Tuttavia, se la lettura dei blogger della Striscia va tutta nel verso delle commemorazioni, da Gaza sempre più voci chiedono che Hamas lasci il potere e si faccia da parte. “In questi giorni vedo una rabbia e una frustrazione sempre maggiori tra gli abitanti dell’enclave. Questi video sono realizzati per cercare di calmare il malcontento nei confronti dell’organizzazione. E tutto questo viene fatto in vista delle prossime elezioni: Hamas vuole mantenere il proprio controllo su Gaza”, dice un testimone gazawi, “la mossa di pubblicare foto e video è la propaganda di Hamas che vuole guadagnare maggiore popolarità”. Secondo un’opinione diffusa tra gli abitanti della Striscia, Hamas è rimasto ormai solo con i suoi membri e le loro famiglie, perfino alcuni miliziani hanno iniziato ad allontanarsi dal movimento accusandolo di non ammettere la catastrofe che ha causato al popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Sempre più persone sono disposte a pagare pur di riuscire ad andare via dalla Striscia. “La gente è arrabbiata con Hamas, ma ha paura di parlare perchè i miliziani puniscono chiunque osi esprimersi apertamente”, dicono a Gaza. (ANSA).
Naza: il documentario che svela il sistema dietro le uccisioni di civili a Gaza
di Cristina Battocletti

Naza è il nome in codice che i servizi segreti israeliani usano per indicare i danni collaterali, ovvero le vittime civili a Gaza dei bombardamenti dell’esercito israeliano per annientare Hamas. È anche il titolo del film degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei registi del collettivo che ha vinto l’Oscar per No other land nel 2025. Naza, in concorso all’83esima Mostra del cinema di Venezia, prodotto da «The Guardian» e JW Films (Jim Wilson), in 80 minuti, realizzati con uno stile documentaristico molto classico, rivela i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza, programmata da Israele dopo la tragedia dell’7 ottobre 2023, in cui Hamas ha ucciso oltre 1200 israeliani, tra civili e militari. Rachel Szor, direttrice della fotografia, è dietro la macchina da presa, Yuval Abraham, giornalista, intervista i testimoni.
Naza, in Olanda cancellate proiezioni del 7 ottobre per minacce agli autori
«Naza», il documentario su Gaza di Yuval Abraham e Rachel Szor, non sarà proiettato nei cinema olandesi il 6, 7 e 8 ottobre, come inizialmente previsto, come riporta il quotidiano Het Parool.
“La famiglia dei registi ha ricevuto minacce”, spiega un portavoce del distributore olandese Cherry Pickers.
Presentato in anteprima all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il premio speciale della Giuria ricevendo un’ovazione da record di oltre 25 minuti, Naza è una testimonianza diretta del conflitto a Gaza: 24 ufficiali e soldati dell’intelligence israeliana raccontano davanti alla camera – con volti e nomi alterati digitalmente per tutelarne l’anonimato – i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi.
Le interviste sono girate di notte, sui tetti di Tel Aviv: tutti gli ufficiali raccontano episodi di uccisioni di palestinesi, anche civili, nelle loro case e nei loro appartamenti.








