Gli ultimi 10 anni di Irpef raccontano la storia di un Paese che vede ridursi le proprie, storiche diseguaglianze territoriali. Notizia positiva, anche se va trattata con qualche attenzione.
I dati sulle ultime dichiarazioni censite dal ministero dell’Economia e diffusi giovedì scorso offrono la fotografia più aggiornata degli imponibili denunciati al Fisco dagli italiani. Nel complesso, i numeri mostrano redditi che sono cresciuti leggermente più dell’inflazione, ma il dato richiede qualche cautela: perché rispetto a 10 anni fa i risultati della lotta all’evasione sono cresciuti nettamente, e la dinamica complessiva risente di una maggiore fedeltà fiscale oltre che degli incrementi nominali che ovviamente non sono mancati.
La forbice ridotta
Le classifiche per valori assoluti restituiscono la solita geografia, con la Lombardia in testa e la Calabria in coda. Ma nel tempo la forbice si è un po’ ridotta, perché nel 2024 il contribuente medio calabrese ha denunciato un reddito pari al 64,1% del suo omologo lombardo, mentre nel 2015 il rapporto si fermava al 61,8%. Non è una rivoluzione. Ma qualcosa si muove.
Lo dimostra appunto il confronto decennale, che dietro all’eccezione rappresentata dalla Provincia autonoma di Bolzano (con un aumento del reddito medio del 7,7% in termini reali, depurati cioè dall’inflazione del periodo) vede addensarsi ai piani alti della classifica Regioni meridionali come la Basilicata (+7,6%), il Molise (+7,4%) e l’Abruzzo (+7,2%). E il quadro si conferma allargando lo sguardo per abbracciare un’inedita divisione a metà: in alto il Mezzogiorno, in basso il Centro Nord, con la classifica chiusa da Liguria (+0,5% nel reddito reale medio fra 2015 e 2024), Lazio (+1,9%), Piemonte (+2,4%), Toscana (+3,3%), Emilia-Romagna (+3,5%) e Friuli Venezia Giulia (+3,7%): tutte sotto la media nazionale, che si è attestata al 3,9% spinta evidentemente dal resto del Paese.
Il dettaglio provinciale
La conferma arriva quando aumentano i pixel dell’immagine, approfondendo l’analisi a livello provinciale. Qui la maglia nera viene assegnata a Genova, che addirittura vede i redditi effettivi perdere terreno (-0,5%) nel confronto con 10 anni prima, facendo peggio di Imperia (+0,4%), Como (+0,7%) e Varese (+0,9%). Dati lontanissimi dal +13,4% fatto segnare dal reddito medio della provincia di Sassari e dal +11,1% registrato nel Sud Sardegna, che abbraccia Sulcis Iglesiente e Medio Campidano. Qui l’eccezione è rappresentata da Verona (+10,6%), in un quintetto di testa che si completa con Enna (+10,3%) e Teramo (+9,7%).
