Storie Web giovedì, Giugno 25

La figura delle infermiere di famiglia è tutt’ora un’incognita dal punto di vista giuridico e contrattuale. Tuttavia professionisti esistono, lavorano sul campo e “devono” essere protagonisti dell’avvio delle Case della Comunità entro il prossimo 30 giugno. Al di là delle questioni formali ancora irrisolte, proviamo a rilevare alcuni aspetti sostanziali e operativi esistenti sul territorio.

I numeri

È innanzitutto interessante esaminare i numeri e, a tale proposito, può essere utile ricordare di cosa si parla. Il Pnrr prevede al suo interno la Missione 6, dedicata alla salute, per complessivi 15,63 mld di euro. La componente C1 della Missione si riferisce come primo obiettivo alle “Case della Comunità e presa in carico della persona” cui sono destinati 2 mld suddivisi in 500 mln di nuovi progetti e 1,5 mld legati al FSC, cioè al Fondo per lo sviluppo e la coesione; responsabili del progetto sono il ministero della salute e l’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali. Secondo l’ultima rilevazione del ministero della Salute, a fine 2022 gli infermieri di famiglia e comunità erano – non presenti in tutte le regioni – 1.464 e, calcolando in base ai report Agenas sull’attuazione del DM 77/2022 la presenza infermieristica nelle Case della comunità (ma non necessariamente di infermieri di famiglia e comunità), si raggiungerebbe il numero di 1.920, tra quelli a tempo pieno e quelli a presenza oraria.

Le carenze

Secondo il citato Dm 77 i cosiddetti IFoC dovrebbero essere 19.657 (1 ogni 3000 abitanti) e nelle Case di Comunità, in base ai parametri fissati, ce ne dovrebbero essere 11.433. Questo significa che solo nelle CdC la carenza sfiora le 10mila unità. Anche volendo poi mutuare infermieri da altri servizi infermieristici territoriali (come l’ADI a esempio) che possono lavorare nelle CdC, il loro numero per non intaccare la funzionalità dei servizi originari, potrebbe essere al massimo di 844-1.265 unità.

Formazione frastagliata

Né aiuta a dare soluzione, sia pure non immediata, alla carenza di infermieri di famiglia o comunità l’organizzazione a macchia di leopardo dei corsi di formazione. Secondo una ricerca web sui siti delle Regioni, tra corsi dichiarati già attivi, da attivare o ancora solo in previsione, si dovrebbero formare nei prossimi anni tra i 2.065 e i 2.302 infermieri di famiglia e comunità, che comunque non sono immediatamente integrati nelle CdC. Il quadro non è omogeneo. Alcune Regioni, come Sicilia, Basilicata, Piemonte, Puglia, Lazio e Marche, hanno percorsi formativi recenti con numeri abbastanza chiari. Altre, come la Lombardia, non emergono tanto per un nuovo corso regionale numerato, ma per una presenza già strutturata della figura e per bandi aziendali dedicati agli IFoC. In altri territori — Campania, Calabria, Valle d’Aosta, Bolzano, Trento, Molise e Abruzzo — risultano master, corsi aziendali o percorsi specialistici, ma non sempre è pubblico il dato sui partecipanti e soprattutto non sempre è chiaro quanti siano poi effettivamente assegnati alle Case della Comunità o ai distretti.

Il “caso” Lombardia

Se poi nel conteggio si considera anche la Lombardia, il quadro cambia. In questa Regione risultano oltre 1.000 IFoC già censiti/reclutati, con fonti che richiamano 1.057 unità al 31 dicembre 2022, oltre a bandi aziendali specifici da 45 + 25 posti. In questo caso il minimo, includendo Lombardia storica, è di circa 3.065 infermieri, il massimo invece, includendo Lombardia e bandi documentati, è di circa 3.372 infermieri. Questo secondo dato non misura solo nuovi infermieri formati oggi, ma somma percorsi formativi recenti, posti previsti, personale già censito/reclutato e bandi aziendali.

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