Storie Web venerdì, Maggio 15

Dopo la laurea triennale in infermieristica che apre le porte alla professione arrivano tre nuove lauree specialistiche già dal prossimo anno accademico per formare gli infermieri specializzati che lavoreranno nelle Case di comunità o come infermiere di famiglia per le cure a casa o per lavorare nei pronto soccorso o nei blocchi operatori, nelle terapie intensive anche quelle pediatriche e neonatali. Con la possibilità per chi si laurea con uno di questi tre nuovi percorsi specialistici di poter fare per la prima volta delle ricette prescrivendo dispositivi legati all’assistenza infermieristica come materiali per le medicazioni o presidi per le stomie a cominciare da sacche e cateteri. Possibilità di prescrivere che finora era appannaggio solo dei medici

Al via le lauree con i decreti in Gazzetta

Sono stati appena pubblicati in Gazzetta ufficiale i decreti del ministero dell’Università e Ricerca che istituiscono le tre nuove lauree magistrali in Scienze infermieristiche su cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche e cure intensive e nell’emergenza. L’obiettivo, come evidenziano i decreti, è che i laureati sviluppino competenze «avanzate per assumere ruoli di leadership nel management sanitario e socioassistenziale». Ma non solo: è previsto che, al termine del percorso di studi magistrale, il futuro infermiere avrà acquisito anche le competenze per «prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro, necessari a garantire continuità e sicurezza delle cure nell’infermieristica di famiglia e comunità». E «valutare gli esiti delle cure infermieristiche erogate, identificando gli standard assistenziali e gli indicatori appropriati per monitorare qualità, appropriatezza ed efficacia».

Al via da ottobre per una prima tranche di 250 studenti

Una svolta che guarda a una professione che tiene il passo delle trasformazioni della sanità digitale e della nuova medicina del territorio che dovrebbe andare a regime con il traguardo finale del Pnrr. Una sfida, che partirà dal prossimo anno, anche per far tornare a crescere il numero di giovani laureati e colmare le carenze nel Ssn: «Le nuove lauree partiranno da ottobre e cioè dal prossimo anno accademico quando avremo i primi immatricolati», avverte Beatrice Mazzoleni Componente del Comitato centrale con delega agli Affari europei e internazionali della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche. «In Italia abbiamo 41 sedi per la laurea magistrale attuale e ci aspettiamo che queste tre nuove lauree specialistiche suddivise nei tre indirizzi saranno avviate n circa 20 sedi con una prima tranche di 200-250 studenti». Queste lauree puntano a dare «una prospettiva di carriera e progresso professionale alle giovani generazioni e questo – spiega Mazzoleni che è anche docente nei percorsi di formazione – dovrà prevedere anche la necessità di rivedere il contratto. Ci adeguiamo così anche alla formazione europea e così oltre a dare la possibilità ai nostri giovani di andare all’estero anche noi diventiamo più attrattivi per i giovani degli altri Paesi».

Gli sbocchi professionali e la possibilità di fare ricette

Ma quali saranno gli sbocchi professionali? La laurea in cure primarie risponde «alla necessità di formare infermieri di famiglia e comunità per lavorare a livello domiciliare, nelle case di comunità negli ospedali di comunità, ma anche nella prevenzione come nelle scuole per i determinanti della salute dei bambini». Quella in area pediatrica formerà gli infermieri «per i reparti e le terapie intensive pediatriche o le chirurgie pediatriche compreso l’impiego nel territorio a esempio per l’assistenza ai bambini con malattie rare». Infine quella in emergenza punta a formare gli infermieri che lavoreranno «nelle cure intensive, nei pronto soccorso, nei blocchi operatori e in tutta l’emergenza territoriale come il 112 e 1i 18 ma anche in risposta – avverte Mazzoleni – a catastrofi per il disaster management in sanità che include anche la parte pandemica». E la possibilità di scrivere le ricette? «Stiamo dando uno strumento agli infermieri specialisti per facilitare i percorsi di cura, faccio un esempio: è il caso dell’infermiere di famiglia che gestisce il paziente cronico e ha un piano terapeutico in atto da anni e utilizza diversi presidi come assorbenti, stomie, cateteri o sondini. Il famigliare non dovrà andare sempre dal medico per farseli prescrivere ma sarà l’infermiere a valutare le necessità del paziente e a prescrivere quanto gli serve».

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