Per l’ex Ilva c’è anche la manifestazione d’interesse del gruppo indiano Jindal, presentata mercoledì sera ai commissari che si occupano del negoziato. Ad annunciarlo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante l’informativa sulla situazione dello stabilimento.
La discesa in campo di Jindal, secondo il ministro, «apre una nuova fase nel negoziato che speriamo possa portare il timone di Ilva in mani sicure entro la fine del mese di aprile, quando l’impianto sarà in grado di produrre 4 milioni di tonnellate d’acciaio, da molti considerato il livello necessario per essere competitivi».
Confronto con l’offerta di Flacks
Adesso, bisognerà valutare la manifestazione d’interesse e confrontarla con quella del gruppo americano Flacks, con cui è stato avviato un «negoziato diretto a gennaio». Il piano industriale di Jindal per l’intero complesso è «ambizioso» secondo Urso.
La procedura di gara, ha aggiunto, «a differenza di quanto si fece in passato con Mittal, è davvero competitiva, consentendo anche il miglioramento comparativo dell’offerta al fine di meglio garantire l’interesse nazionale».
La sentenza del tribunale di Milano
Di mezzo, però, c’è stata di recente la sentenza del tribunale di Milano per la sospensione della produzione dal 24 agosto in virtù di «rischi attuali di pregiudizi alla salute». Questa «rende più diffide la finalizzazione» del «prestito in extremis dalla Commissione europea per consentire all’Amministrazione Straordinaria di continuare a pagare gli stipendi e di completare le opere di manutenzione».










