Storie Web venerdì, Giugno 19

Mongwalu è una cittadina mineraria nell’Ituri, est del Congo,  considerata l’epicentro della 17° epidemia di ebola.  Stanno portando fuori il corpo, l’hanno trovato stamattina i figli. Le persone, spesso, rifiutano di andare in ospedale. Paura, superstizioni, non credono che il virus esista.

Elharij Diop di Medici Senza Frontiere: “Ci sono molti decessi perché le persone arrivano tardi in ospedale ed è più complicato curarli. Hanno paura, pensano che in ospedale moriranno,  ma se arrivassero prima, riusciremmo a curarli, ad evitare che muoiano.” Qui è dove tutto è iniziato, ma all’inizio nessuno sapeva cosa fosse questa malattia che uccideva le persone. 

Richard Lokudo, medico direttore di ospedale: “I primi casi pensavamo fosse malaria. C’è voluto molto tempo prima che venisse individuato il ceppo Bundibugio. E molte persone sono morte.” 

Il carro trasporta la bara verso il cimitero,  i familiari seguono a piedi, correndo.  Nello stesso tempo un secondo funerale si dirige nello stesso cimitero. Solo qui le fosse sono centinaia. Sono oltre 700 i casi confermati nella Repubblica Democratica del Congo. 180 morti, dicono i dati ufficiali,  ma i numeri sono certamente sottostimati,  ci dice il pastore che celebra i funerali: “Sono qui per aiutare le persone con la preghiera e in media facciamo da 7 a 10 funerali al giorno.” La guerra contro il virus conta anche sopravvissuti. Florence guarda il video di quando è stata dimessa. È sopravvissuta insieme ad una bambina, figlia di amici,  e ora può testimoniare quanto sia importante lasciarsi curare.

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