NEW YORK – Non è stata un’onda. È stato uno tsunami blu, che ha travolto come non accadeva da decenni il partito repubblicano, sconfessando apertamente Donald Trump e portando i democratici americani a un successo storico anche nelle roccaforti conservatrici: dal Texas alla South Carolina, dal Kansas all’Iowa. Uno shock che, accanto alle celebrazioni dem, ha fatto scattare immediate rese dei conti tra Trump e i suoi, con il vicepresidente JD Vance che si è smarcato mettendo sotto accusa la guerra contro l’Iran, segno di una nuova e incerta fase politica.
I risultati non sono ancora definitivi, per alcuni seggi incerti occorreranno ancora giorni. Ma l’esito è fuori di dubbio: l’opposizione ha conquistato di slancio la maggioranza sia al Senato che alla Camera. Ieri sera aveva più di 230 certi tra i deputati, con proiezioni di arrivare ad almeno 255, ben oltre il minimo di 218 e con un vantaggio di ben oltre 50 seggi, senza precedenti dal 2008. Al Senato i dem hanno almeno 54 seggi, dopo averne strappati ben sette ai rivali e difeso tutti i propri candidati a rischio.
Trump ha detto di voler «assolutamente accettare» la vittoria avversaria, preparandosi a vivere i restanti due anni del mandato in trincea. La Casa Bianca ha pubblicato una sua foto, dal piglio deciso, che ricorda come rimanga lui il presidente. Ha detto di essere pronto al dialogo e ad accordi, ammettendo che l’impopolare guerra all’Iran ha pesato. Ma l’ha ancora difesa, in contrasto con Vance, nonostante abbia portato inflazione: «Se dovessi rifarlo, lo rifarei», ha ribadito, dicendosi «un po’ sorpreso» dal voto. E minimizzando la sconfitta personale, perché il suo nome non era sulle schede.
La parole di Trump celano la faida interna tra i repubblicani sulle ragioni della batosta, comprese accuse al presidente di aver promosso candidati fedeli ma fallimentari e di aver danneggiato il partito con tassi di approvazione a minimi. Vance, aspirante a futuro leader Maga, lo ha incalzato sull’Iran: «Tutti sappiamo perché abbiamo perso, lo ha detto anche il presidente», ha affermato citando un conflitto che ha aggravato le difficoltà economiche. «Se volete sostenere che è valsa pena, perdere il Senato, fatelo. Ma – ha aggiunto – qualunque conversazione onesta su dove andiamo deve partire da qui». Vance ha invitato gli elettori conservatori a esprimere la loro rabbia sostenendo in futuro i repubblicani che «condividano i vostri valori». E il governatore uscente della Florida Ron DeSantis ha letto nel voto un «evento da estinzione» per il partito.
Il successo democratico
Non mancano i dilemmi anche tra i democratici, che hanno visto affermarsi sia candidati progressisti che moderati. Ma ieri la nuova coalizione dem è rimasta unita nel successo. Il rieletto senatore della Georgia Jon Ossoff, stella in ascesa, ha parlato di «ripudio» nelle urne di Trump e della sua corruzione. In Texas James Talarico ha rivendicato la «sconfitta del Golia»: l’establishment politico-finanziario repubblicano, nel suo Stato aiutato da quasi 300 milioni di Elon Musk.