NEW DELHI – A più di due mesi dal vertiginoso aumento delle quotazioni petrolifere causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, il governo indiano si è rassegnato a trasmettere ai suoi cittadini almeno una piccola parte degli aumenti che fino a ieri sono stati assorbiti da tre compagnie statali. I prezzi di benzina e gasolio, che erano fermi ormai da 4 anni, sono saliti di tre rupie, poco più del 3%, toccando rispettivamente 97,77 e 90,67 rupie al litro.
La mossa dell’esecutivo guidato dal primo ministro Narendra Modi giunge a sole 24 ore dalla decisione di portare dal 6 al 15% i dazi sull’importazione di oro e argento. In entrambi i casi si tratta di scelte mirate a contenere l’emorragia di valuta estera provocata dall’importazione di materie prime, dopo che lo scorso 1° maggio le riserve sono scese a 690,7 miliardi di dollari – equivalenti a 10-11 mesi di importazioni – da un picco di 728 miliardi toccato a marzo. L’opposizione ha accusato il governo di avere aspettato troppo a lungo a sbloccare gli aumenti per ragioni elettorali, visto che nelle ultime settimane quattro Stati e un Territorio dell’unione sono andati al voto per rinnovare i parlamenti locali.
Ma mentre l’aumento della tassazione sull’import di metalli preziosi farà entrare nuove risorse nelle casse dello Stato (per ragioni culturali la domanda di oro in India è piuttosto anelastica), l’aumento dei prezzi alla pompa servirà solo a rallentare il ritmo a cui Indian Oil, Hindustan Petroleum e Bharat Petroleum – le tre major che controllano più del 90% delle 103mila stazioni di servizio sparse sul territorio nazionale – stanno accumulando perdite.
A conferma che il governo, benché tardivamente, ha deciso di affrontare la crisi energetica, ieri il primo ministro Modi è volato negli Emirati Arabi Uniti per la prima tappa di un viaggio di Stato che lo porterà anche in Svezia, Norvegia, Italia e Paesi Bassi. Ad Abu Dhabi sono stati siglati una serie di accordi che in futuro dovrebbero contribuire ad accrescere le riserve strategiche – e con esse la sicurezza energetica – di New Delhi.
L’India è particolarmente sensibile alle variazioni del prezzo del greggio perché è il terzo consumatore e importatore a livello mondiale e negli ultimi mesi ha visto il suo conto energetico con i Paesi esportatori crescere rapidamente, in parte per l’aumento delle quotazioni del petrolio (di cui importa più del 90% del proprio fabbisogno) e in parte per l’indebolimento della rupia, che al momento è la valuta asiatica che ha perso più valore da inizio anno.
