Il primo decreto carburanti è diventato legge. L’ok al testo (il Dl 33/2026) è arrivato anche alla Camera, con 147 voti favorevoli e 79 contrari. Si tratta del provvedimento che ha tagliato le accise su gasolio e benzina di 24,4 centesimi al litro dal 19 marzo al 7 aprile. Che – oltre a quell’intervento temporaneo, poi prorogato – ha introdotto un credito d’imposta per gli autotrasportatori e per le imprese nel settore della pesca e ha rafforzato i controlli contro le speculazioni.
I crediti d’imposta
Partiamo dalle agevolazioni, che devono essere ancora attivate con dei decreti attuativi. È stato riconosciuto, alle imprese del settore dell’autotrasporto, un credito d’imposta «commisurato alla maggiore spesa» sul gasolio sostenuta a marzo, aprile e maggio rispetto al mese di febbraio. Il limite massimo per l’intervento è di 100 milioni per il 2026.
Per quanto riguarda la pesca, invece, è stato introdotto un credito d’imposta del 20%, anche in questo caso per la spesa sostenuta per l’acquisto del carburante a marzo, aprile e maggio. In questo caso, il limite è di 10 milioni di euro.
Più potere a Mister Prezzi
Inoltre, il decreto diventato legge ha potenziato per tre mesi (quindi fino a metà giugno) il Garante per la sorveglianza dei prezzi del ministero delle Imprese, il cosiddetto Mister Prezzi. All’autorità è stato affidato, «con l’ausilio operativo della Guardia di finanza, il compito di monitorare l’intera filiera per individuare e reprimere tempestivamente eventuali manovre speculative». Un tema “caldo” soprattutto durante i primi giorni in cui il taglio delle accise del governo è entrato in vigore.
Il costo dell’intervento e la spending review dettagliata dei ministeri
Il costo del decreto, che ricordiamo è soltanto il primo (su tre, finora) per contrastare il rincaro dei carburanti, è stato di 527,4 milioni, coperti dai tagli ai ministeri. Con un emendamento approvato in Senato, è stato chiesto di approfondire la provenienza di questi fondi.
