Storie Web martedì, Maggio 12

Nell’insieme, i Make Up artist garantiscono «un indotto enorme del nostro made in Italy», che dovrebbe poter contare su un inquadramento professionale all’altezza, spiega Emma Pavanelli, prima firmataria di una proposta di legge per regolamentarne la figura

Make Up artist, i Cinque stelle chiedono inquadramento a sé e codice Ateco

In Italia il settore del trucco professionale impiega tra i 40mila e i 70mila addetti, con un indotto che vale circa 500 milioni di euro. Nonostante questo, i Make Up artist non possono ancora contare su una norma quadro che ne inquadri la classificazione economica, in termini di codice Ateco, e ne disciplini la formazione in termini univoci rispetto alla regolamentazione locale e regionale. Per cambiare le cose, la deputata pentastellata Emma Pavanelli ha da poco depositato alla Camera una proposta di legge (AC 2917). «In primis – ricorda – il Make Up artist è un addetto artistico del trucco pertanto non fa nessun lavoro invasivo. Tutto quello che applica, soprattutto sul viso, può essere, volendo, anche rimosso con acqua e sapone, oltre che ai vari detergenti. Pertanto ecco la differenza specifica con l’estetista.

Settore professionale a prevalenza femminile

 «I truccatori in Italia sono prevalentemente donne. Pertanto è un settore a forte vocazione femminile, ma non solo: rappresentano circa 500 milioni di euro annui per quanto riguarda l’indotto, oltre 500 milioni per quanto riguarda la formazione», spiega Pavanelli a Parlamento 24. Nell’insieme la categoria dei Make Up artist conta fino a 70mila addetti suddivisi in varie forme: «Ancora non ci sono i numeri specifici appunto per la mancanza di una regolamentazione», sottolinea la deputata M5s. «Pertanto abbiamo da una parte i dipendenti, quelli che lavorano nel settore del retail in tutti i negozi, profumerie, farmacie, ma poi abbiamo tutto il settore del dei matrimoni dove in questo momento sappiamo negli ultimi anni l’Italia ha una forte vocazione anche al destination wedding». Molti truccatori professionisti operano poi nel settore della moda – «durante la Fashion Week a Milano vengono impiegati circa 2.500 truccatori» – , senza dimenticare «i tanti influencer che usufruiscono di truccatori»: nell’insieme, «un indotto enorme del nostro made in Italy», che dovrebbe poter contare su un inquadramento professionale all’altezza.

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