Estate 2026 difficile per l’idroelettrico. Già nel mese di maggio Terna ha osservato una diminuzione della produzione idroelettrica rinnovabile del 38,5% rispetto allo stesso mese nel 2025, per inferiori livelli di idraulicità. I risultati dei primi cinque mesi 2026 sono invece complessivamente sotto del 19,3% rispetto a quelli del 2025, un anno che già si era chiuso con un calo del 21,2% se confrontato all’anno dei record 2024.
«Se l’inverno è stato mediamente piovoso, lo stesso non si può dire della primavera – spiega Francesco Avanzi, ricercatore della Fondazione Cima -. Questo rappresenta un grosso problema perché la primavera è con l’autunno un pilastro dell’approvvigionamento idrico. Tra marzo e maggio abbiamo visto riduzioni della piovosità tra il 30-50% in tutto il Nord, la zona più presidiata dagli impianti idroelettrici».
Poi ci sono le temperature estreme di giugno: «Questo ha causato l’evaporazione dell’acqua – continua Avanzi – e una fusione molto anticipata della neve, anche un mese prima del previsto in certe zone. L’acqua negli invasi è stata quindi meno: è evaporata ed è venuto a mancare il rifornimento della neve. L’equivalente idrico nivale medio in Italia a marzo era -14%, ad aprile quasi -50%. La piovosità invece a febbraio viaggiava sul +44% a marzo ha segnato -5%, ad aprile -40% e a maggio -32%».
«Non si prospetta una buona annata per l’idroelettrico – sintetizza Giuseppe Argirò, ad di Compagnia Valdostana delle Acque -. È presto per dire come si concluderà perché aspettiamo di capire come andrà luglio, la parte più importante della stagione idroelettrica. Se lo scioglimento della neve sarà già terminato a luglio, visto che normalmente dura di più, la stagione sarà molto complessa. Al momento i dati parziali dicono che siamo sotto la media decennale, anche se non dovrebbe essere come il 2022: all’epoca giugno era stato disastroso, più di quello appena passato. I segnali sono comunque negativi, evidenziano ulteriormente la necessità di investimenti di cui abbiamo urgente bisogno, con la stabilizzazione delle concessioni attraverso la quarta via e il confronto con l’Ue, auspicabilmente dopo l’estate».
La situazione dei bacini non è uguale dappertutto. Filippo Beneventi, direttore della Gestione Idroelettrica di Edison testimonia come la disponibilità di acqua negli invasi gestiti dal gruppo sia attualmente inferiore di circa il 40% rispetto alle medie storiche, «in uno scenario che richiama le condizioni di forte criticità già registrate nel 2022, quando i livelli di accumulo risultavano sensibilmente ridotti già all’inizio dell’estate». Nonostante questo contesto, Edison con Enel e A2A – concessionari delle dighe a monte del lago di Como – in accordo con Regione Lombardia lo scorso 30 giugno hanno previsto il rilascio nel lago di 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno per 15 giorni con l’obiettivo di rispondere alle esigenze irrigue dell’agricoltura del bacino del fiume Adda.











