BRUXELLES – Tra le pressioni degli uni e le incertezze degli altri, l’ipotesi di sanzionare Israele per via della guerra contro la Striscia di Gaza e il Libano ha compiuto ieri un (piccolo e incerto) passo avanti. I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno dato mandato ai propri rappresentanti qui a Bruxelles di negoziare una proposta di sanzione. Resta da capire se questa proposta, una volta messa nero su bianco dalla Commissione europea, sarebbe da approvare alla maggioranza qualificata o all’unanimità dei paesi membri.
Al centro delle discussioni è stata una lista di possibili misure contro Gerusalemme. Alla fine della riunione, l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Kaja Kallas ha affermato: «L’opzione che ha ottenuto il maggiore sostegno (non ha parlato di maggioranza, ndr) è stata quella che prevede la messa al bando dei prodotti provenienti dai territori occupati illegalmente» da Israele. La signora Kallas non è stata più precisa sul numero di paesi a favore.
In questi mesi, le ripetute violenze israeliane prima contro la Striscia di Gaza e poi contro il Libano hanno provocato in molti paesi membri una forte emozione dell’opinione pubblica che neppure i governi tradizionalmente più vicini a Israele possono del tutto ignorare. Secondo l’Alta Rappresentante, molti paesi membri sono ormai pronti a sanzionare Gerusalemme, mettendo al bando i prodotti provenienti dai territori occupati.
Una opinione espressa dal servizio giuridico del Consiglio ritiene che l’eventuale misura sia commerciale e quindi da approvare alla maggioranza qualificata. Singoli paesi hanno posizioni diverse. L’Italia sostiene che la questione sia politica, preferendo quindi l’unanimità. Ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani qui a Bruxelles: «Non siamo pregiudizialmente contrari» alla misura. «Più che commerciale è una misura politica, perché è una scelta per garantire l’indipendenza della Cisgiordania».
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, nella riunione di ieri alcuni paesi non si sono espressi con sufficiente chiarezza. Lo stesso nodo giuridico (maggioranza o unanimità) è uno strumento per accelerare od ostacolare l’eventuale decisione. Peraltro, non è neppure chiaro se ci sarebbe una minoranza di blocco per evitare il voto a maggioranza. L’Alta Rappresentante non ha escluso una riunione straordinaria dei ministri, se a livello diplomatico si trovasse un possibile compromesso. Sull’iter decisionale incombono le vicine elezioni israeliane, previste il 27 ottobre.










