Dopo 156 anni alza bandiera bianca. Hoepli va in liquidazione volontaria. L’assemblea dei soci della storica società editoriale milanese ha deciso lo «scioglimento volontario della Società e la sua messa in liquidazione», spiegando in una nota che la scelta arriva «all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della Società». È la formula con cui si chiude, o almeno si sospende bruscamente, una storia che per Milano non è soltanto un marchio editoriale. È un presidio culturale, un indirizzo cittadino, un pezzo di memoria produttiva.
La nota della società non lascia molto spazio alle sfumature. A pesare sono stati i «risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario» e il «gravoso conflitto endosocietario». Due fattori, dunque: i conti e la guerra interna. Quando si sommano, spesso non lasciano scampo. E infatti, per l’assemblea, la liquidazione volontaria è stata «l’unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia».
A guidare la procedura sarà l’avvocata Laura Limido, chiamata a garantire una gestione «imparziale ed efficiente» nel rispetto dei creditori, dei dipendenti e di tutti i soggetti coinvolti. Con l’obiettivo dichiarato di preservare il valore del patrimonio aziendale, finisce così l’attività della storica società editoriale. E il colpo – che non cade nel vuoto, ma che ha rappresentato una Spada di Damocle, poi caduta, da quando sono uscite il 10 febbraio le prime indiscrezioni sul Fatto Quotidiano – non riguarda soltanto i bilanci. Riguarda un nome che da oltre un secolo e mezzo accompagna l’istruzione tecnica, la formazione professionale, la vita universitaria, la cultura materiale del Paese. Hoepli è stata manuali, lessici, testi scientifici, scaffali attraversati da generazioni di studenti, professionisti, lettori. Un marchio che ha avuto nella continuità la sua forza e che ora inciampa nel punto più fragile per molte imprese familiari italiane: il conflitto tra proprietà, strategie, potere.
Non a caso, assieme alla decisione formale, arriva immediata la frattura politica e societaria. Giovanni Nava, socio con il 30% delle azioni, prende le distanze e attacca la linea della maggioranza: «Prendo atto con grande dispiacere della decisione della maggioranza dei Soci di Hoepli Spa, che in assemblea hanno votato a favore della liquidazione della società e della cessione dell’azienda anche frazionata in rami o, addirittura, del tutto disgregata».
Nava rivendica di essersi opposto «a questa deriva» e accusa l’attuale maggioranza di non avere neppure valutato un passo indietro per affidare il rilancio «ad un nuovo management capace di immaginare ed attuare un progetto in tal senso». Poi la promessa di battaglia: «Continuerò la battaglia in tutte le sedi e con ogni mezzo messo a disposizione dalla legge per cercare di salvaguardare l’attività della casa editrice e della libreria che sono un pezzo della storia d’Italia ancora oggi viva e produttiva grazie all’impegno dei 90 lavoratori e lavoratrici di Hoepli Spa».








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