Storie Web lunedì, Luglio 27

Andrea Pirlo ha annunciato sui social di aver appreso nella serata di ieri di non essere più in corsa per la panchina della Nazionale. Sfuma così la sua candidatura: ora il presidente della Figc Giovanni Malagò, insieme a Paolo Maldini e Leonardo, dovrà individuare il nuovo commissario tecnico in vista dei prossimi impegni di Nations League.

Finito al centro di una polemica che va ben oltre la semplice scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale, dopo aver ringraziato Paolo Maldini e Leonardo per la fiducia, elogiandone competenza, serietà e dedizione al calcio italiano, l’ex centrocampista si è detto dispiaciuto che una scelta sportiva sia sfociata in una polemica pubblica e ha ribadito: “L’amore per l’Italia non dipende da un incarico”.

Andrea Prilo (instagram)

Le polemiche su Andrea Pirlo avevano diviso in queste ore stampa, politica e ambiente federale per una somma di fattori: non tanto lo scetticismo sulla sua esperienza da allenatore, ma soprattutto il caso dello sponsor russo Fonbet con le conseguenti bordate politiche. Tanto da indurre lo stesso Pirlo a prendere le distanze con un intervento sui social.

I dubbi e la risposta di Pirlo

Sul piano sportivo, il dubbio principale riguardava la sua capacità di reggere una squadra nazionale e di gestire uno spogliatoio complesso. Ex campione di grande prestigio ma ancora da verificare sul piano dell’autorevolezza e della leadership, in un contesto in cui la Nazionale cerca una figura senza ombre che sappia unire tutti.

Ma prima ancora è diventato un terremoto il caso Fonbet, bookmaker russo di cui Pirlo è stato o è “ambasciatore”. In un momento di forte sensibilità politica per l’invasione russa dell’Ucraina, quella collaborazione è stata letta come un elemento di imbarazzo istituzionale, fino a trasformarsi in una polemica pubblica sulla sua opportunità come possibile ct azzurro.

Lui stesso confermava sui social: “Ho assistito con grande amarezza al dibattito intorno al mio nome come ct. Nel corso della mia carriera ho sempre svolto la mia attività nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi in cui ho lavorato e dei contratti che ho sottoscritto. La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche è esclusivamente di natura commerciale e sportiva, attribuirle un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono. Desidero ringraziare Maldini e Leonardo per la stima e la fiducia. L’amore per l’Italia non dipende da un incarico.”

L’altro nodo: familiari e agenti

La stampa aveva sottolineato anche il ruolo di Nicolò Pirlo nel mondo della procura sportiva, ma le ricostruzioni disponibili precisano che né lui né Christian, altro figlio, risultano abilitati come agenti sportivi, quindi il tema appare più come una questione di opportunità e percezione che come un conflitto già accertato in senso regolamentare

Le norme FIGC non vietano ai parenti di un tecnico di lavorare nel settore, ma considerano conflitto d’interessi i casi in cui un agente o una società operino in situazioni in cui un coniuge, un parente o un affine entro il secondo grado abbia partecipazioni, incarichi dirigenziali o tecnico-sportivi, oppure un interesse diretto nelle trattative. Per questo, il nome di Pirlo è stato accostato a un problema di incompatibilità potenziale più che a una violazione già accertata.

La polemica non era rimasta sul piano sportivo. Diversi esponenti politici si erano schierati contro la sua eventuale nomina: Pina Picierno ha parlato di un errore grave, accusandolo di aver prestato il proprio prestigio a un processo di normalizzazione del regime di Putin; sulla stessa linea Benedetto Della Vedova, Mauro Berruto e Carlo Calenda, che hanno chiesto maggiore coerenza rispetto alla linea italiana verso Mosca. Anche il presidente del senato, Ignazio La Russa, interviene: le sue dichiarazioni hanno contribuito ad alzare il livello della polemica. Il presidente del Senato ha commentato la scelta con tono ironico e dubbioso, dicendo in sostanza che Pirlo è stato un grande campione ma che, da allenatore, la panchina azzurra rappresenta “un salto nel buio” e lasciando intendere con la sua formula “Che Dio ce la mandi buona” tutta la sua perplessità sulla decisione.

L’effetto domino della scelta sul ct

A questo punto, potrebbero aprirsi dubbi anche sul destino di Paolo Maldini e Leonardo. I due avrebbero sposato un progetto basato su un tecnico giovane e, in assenza di un’alternativa condivisa, non sarebbe escluso che riflettano sulla permanenza nei rispettivi ruoli. Al momento, però, si tratta solo di un’ipotesi.

La decisione

Si attendono comunicazioni ufficiali da parte di Giovanni Malagò, Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il nodo riguardava anche il rapporto con lo United FC, la squadra del tecnico, il cui proprietario Sergey Lomakin avrebbe interessi economici rilevanti proprio all’interno di Fonbet. 

I legali di Pirlo hanno sempre sostenuto, però, che l’accordo con la società russa sia connesso soltanto al suo incarico nel club emiratino e che, con la fine di quel rapporto, cesserebbe anche il legame commerciale con Fonbet. Se Pirlo dovesse saltare, i nomi che tornano subito in corsa sono quelli di Roberto Mancini e Antonio Conte. Mancini è il profilo più vicino a un ritorno, mentre Conte resta l’alternativa forte, anche se più complessa per il progetto azzurro.

La storia di Pirlo in Nazionale è iniziata subito in salita. Una scelta che doveva essere solo sportiva finisce subito travolta da veleni, sospetti, divisioni politiche e veti incrociati. E così, invece di parlare di progetto, metodo e campo, si torna a discutere di opportunità, polemiche e retroscena, come se il calcio azzurro non riuscisse mai a sottrarsi alla sua eterna liturgia del caos.

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