Storie Web mercoledì, Giugno 10

Qualcuno ha ironizzato sul fatto che, fino a ieri, gli unici “insetti” di cui Google si preoccupava erano i bug (insetti in inglese), il neologismo che è stato dato per gli errori nel codice sorgente capaci di provocare malfunzionamenti nei software: dalle vulnerabilità di sicurezza ai semplici problemi di visualizzazione. Oggi, però, la sfida di Google è rivolta a un altro tipo di insetto: le zanzare.

Attraverso la sua holding madre, Alphabet, il colosso di Mountain View è impegnato in una battaglia contro quello che viene spesso definito l’animale più letale del pianeta. Le zanzare sono infatti vettori di malattie che colpiscono centinaia di milioni di persone ogni anno e che, complice il cambiamento climatico e la crescente mobilità globale, si stanno diffondendo sempre più rapidamente.

Il progetto si chiama Debug ed è stato sviluppato da Verily, la divisione di scienze della vita di Alphabet, e prevede il rilascio di almeno 16 milioni di zanzare all’anno in California e Florida. L’obiettivo è introdurre nell’ambiente zanzare “buone” capaci di ridurre la popolazione di quelle responsabili della trasmissione di malattie, l’Aedes aegypti, specie non stabilmente presente in Italia ma diffusa in molte aree tropicali e subtropicali del pianeta. Il piano è attualmente al vaglio dell’Environmental Protection Agency (EPA), che dovrà esprimersi dopo una fase di consultazione pubblica.

La tecnica dell’insetto sterile: un’idea degli anni Cinquanta

La strategia adottata da Debug si basa sulla cosiddetta “tecnica dell’insetto sterile”, un approccio sviluppato negli anni Cinquanta e già utilizzato con successo contro altri parassiti agricoli, come la mosca della frutta. Applicarla alle zanzare, però, si è sempre rivelato molto più complesso. Per superare questi limiti, Alphabet punta su intelligenza artificiale, robotica e sistemi di computer vision capaci di automatizzare l’allevamento su larga scala degli insetti, distinguere con precisione i maschi dalle femmine e ottimizzarne la distribuzione sul territorio. I maschi, che non pungono e non trasmettono malattie, vengono infettati con Wolbachia, un batterio naturalmente presente in molte specie di insetti. Quando si accoppiano con le femmine selvatiche, si verifica un’incompatibilità biologica che impedisce alle uova fecondate di schiudersi. Secondo i promotori del progetto, ripetendo il processo per più generazioni la popolazione di zanzare selvatiche potrebbe ridursi in modo significativo, limitando così la diffusione delle malattie trasmesse da questi insetti.

Negli anni questa zanzara ha sviluppato una crescente resistenza ai pesticidi e ai tradizionali sistemi di controllo, diventando uno dei principali vettori di alcune tra le malattie infettive più temute. È responsabile della diffusione del virus Zika, che può provocare gravi malformazioni congenite nei neonati, della dengue, nota anche come “febbre spaccaossa” per gli intensi dolori che provoca, della febbre gialla e della chikungunya, un’infezione virale caratterizzata da forti dolori articolari e muscolari. Per alcune di queste patologie esistono vaccini, ma la prevenzione non è sempre efficace e, nella maggior parte dei casi, le terapie disponibili si limitano al trattamento dei sintomi. Allo stesso tempo, un ricorso massiccio agli insetticidi risulta problematico per gli effetti che può avere sugli ecosistemi e sulla salute umana.

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