Storie Web domenica, Luglio 26

Finito al centro di una polemica che va ben oltre la semplice scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Andrea Pirlo, la sua possibile nomina ha diviso stampa, politica e ambiente federale per una somma di fattori: lo scetticismo sulla sua esperienza da allenatore, il caso dello sponsor russo Fonbet, le questioni legate ai familiari nel mondo degli agenti e le bordate politiche.

Sul piano sportivo, il dubbio principale riguarda la sua capacità di reggere una squadra nazionale e di gestire uno spogliatoio complesso. Ex campione di grande prestigio ma ancora un tecnico da verificare sul piano dell’autorevolezza e della leadership, soprattutto in un contesto in cui la Nazionale ha bisogno di una figura immediatamente condivisa.

A complicare il quadro è arrivato il caso Fonbet, il bookmaker russo di cui Pirlo è stato o è ambassador. In un momento di forte sensibilità politica verso i rapporti con la Russia, la collaborazione è stata letta da molti come un elemento di imbarazzo istituzionale, fino a trasformarsi in una polemica pubblica sulla sua opportunità come possibile ct azzurro.

Un altro fronte delicato riguarda il tema dei familiari e degli agenti sportivi. La stampa ha ricordato che Nicolò Pirlo lavora nel mondo della procura sportiva, ma le ricostruzioni disponibili precisano che né lui né Christian, altro figlio, risultano abilitati come agenti sportivi, quindi il tema appare più come una questione di opportunità e percezione che come un conflitto già accertato in senso regolamentare

Le norme FIGC non vietano ai parenti di un tecnico di lavorare nel settore, ma considerano conflitto d’interessi i casi in cui un agente o una società operino in situazioni in cui un coniuge, un parente o un affine entro il secondo grado abbia partecipazioni, incarichi dirigenziali o tecnico-sportivi, oppure un interesse diretto nelle trattative. Per questo, il nome di Pirlo è stato accostato a un problema di incompatibilità potenziale più che a una violazione già accertata.

La polemica non è rimasta sul piano sportivo. Diversi esponenti politici si sono schierati contro la sua eventuale nomina: Pina Picierno ha parlato di un errore grave, accusandolo di aver prestato il proprio prestigio a un processo di normalizzazione del regime di Putin; sulla stessa linea Benedetto Della Vedova, Mauro Berruto e Carlo Calenda, che hanno chiesto maggiore coerenza rispetto alla linea italiana verso Mosca. Anche il presidente del senato, Ignazio La Russa, interviene: le sue dichiarazioni hanno contribuito ad alzare il livello della polemica. Il presidente del Senato ha commentato la scelta con tono ironico e dubbioso, dicendo in sostanza che Pirlo è stato un grande campione ma che, da allenatore, la panchina azzurra rappresenta “un salto nel buio” e lasciando intendere con la sua formula “Che Dio ce la mandi buona” tutta la sua perplessità sulla decisione.

 

E poi Malagò, che nel frattempo, vuole capire con precisione la natura del contratto che lega Pirlo a Fonbet. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il nodo riguarda anche il rapporto con lo United FC, la squadra del tecnico, il cui proprietario Sergey Lomakin avrebbe interessi economici rilevanti proprio all’interno di Fonbet. 

I legali di Pirlo sostengono però che l’accordo con la società russa sia connesso soltanto al suo incarico nel club emiratino e che, con la fine di quel rapporto, cesserebbe anche il legame commerciale con Fonbet. Se Pirlo dovesse saltare, i nomi che tornano subito in corsa sono quelli di Roberto Mancini e Antonio Conte. Mancini è il profilo più vicino a un ritorno, mentre Conte resta l’alternativa forte, anche se più complessa per il progetto azzurro.

Insomma parecchia carne al fuoco, la storia di Pirlo in Nazionale inizia subito in salita, ancora una volta, però, la vicenda racconta la solita storia italiana: una scelta che dovrebbe essere solo sportiva finisce subito travolta da veleni, sospetti, divisioni politiche e veti incrociati. E così, invece di parlare di progetto, metodo e campo, si torna a discutere di opportunità, polemiche e retroscena, come se il calcio azzurro non riuscisse mai a sottrarsi alla sua eterna liturgia del caos. 

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