“Oggi non ha la maggioranza né la legittimità per occupare il potere. Si faccia da parte e lasci che questo Parlamento metta qualcuno che abbia invece la capacità di compiere” gli accordi “con Catalogna e con i catalani”.
Lo ha detto la portavoce parlamentare di Junts per Catalunya, Mirian Nouguera, rivolta al premier spagnolo, Pedro Sanchez, nel dibattito al Congresso sui casi giudiziari che assediano il Partito socialista e il governo. Il partito presieduto da Carles Puigdemont, i cui 7 deputati sono decisivi per la maggioranza progressista, ha rinfacciato a Sanchez di essere “politicamente toccato e affondato”, chiedendogli di farsi da parte. E ha fatto l’esempio del primo ministro britannico, Keir Starmer, che, “a differenza di lei, dispone di una ampissima maggioranza e si è dimesso”, segnalando così la possibilità che Sanchez lasci il passo “a un candidato indipendente” che si sottoponga al voto del Parlamento.
Uno scenario alternativo a una mozione di fiducia eventualmente presentata dal Partido Popular e da Vox all’opposizione. “Il suo ciclo politico è terminato”, ha rincarato la segretaria del partito della sinistra radicale Podemos, Ione Belarra. Sulla stessa linea, Maribel Vaquero, portavoce del Partito nazionalista basco (Pnv): “Non siamo qui per difendere lei e i suoi”, ha detto, escludendo però che il Pnv sosterrà una eventuale mozione di censura promossa dalle destre.






