Far rientrare le spese per fronteggiare i rincari dei prezzi dell’energia a danno dei settori economici più colpiti nella clausola di salvaguardia Ue, che permette di deviare temporaneamente dai requisiti di bilancio, per sostenere le spese per la difesa. È questa la proposta centrale avanzata dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti all’Eurogruppo. Secondo Giorgetti «se la situazione dovesse continuare a peggiorare, sarebbe opportuno attivare una clausola di salvaguardia generale a livello Ue per ottenere maggiore spazio di bilancio. Se non si raggiungesse il consenso necessario per questa soluzione, un’attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionali rappresenterebbe la migliore alternativa, con un rigoroso impegno a mantenere la sostenibilità fiscale».
Un’altra opzione «sarebbe quella di estendere, lasciando invariato il tetto già previsto, l’applicazione della clausola di salvaguardia nazionale a fini di difesa alla crisi iraniana per quanto riguarda le conseguenze negative sul settore energetico». Quest’ultima viene considerata dal ministro la soluzione più praticabile, stando a fonti ministeriali.
Le due clausole di flessibilità
Il ministro dell’Economia si muove lungo la linea indicata dalla maggioranza parlamentare e si è riferito alle due clausole di flessibilità esistenti, quella generalizzata e quella nazionale. Per la prima in realtà non vi sono le condizioni per poterla usare dato che la Ue o l’area euro non si trovano in recessione. La seconda è stata utilizzata per la spesa per la difesa, ma l’Italia non l’ha ancora richiesta ancora. Il ricorso “coordinato” alla clausola nazionale (per le spese contro il caro energia) «rappresenterebbe la migliore alternativa, con un rigoroso impegno a mantenere la sostenibilità fiscale. Il suo utilizzo sarebbe temporaneo, di portata limitata e mirato ai settori più esposti, in linea con la flessibilità ora prevista dalla Commissione per il quadro Ue sugli aiuti di Stato. Un tale approccio garantirebbe parità di condizioni tra gli Stati membri, consentendo un sostegno mirato e preservando al contempo l’integrità del mercato unico». Per Giorgetti «le misure dovrebbero rimanere incentrate sull’attenuazione dell’impatto sui settori più colpiti, in particolare agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica, attraverso un sostegno proporzionato e temporaneo.
Dopodiché il ministro è passato a una terza opzione: estendere, appunto, lo spazio della clausola per la difesa alle spese per fronteggiare il caro energia «invocando le questioni di sicurezza nazionale già previste nel “temporary framework” approvato la settimana scorsa dalla Commissione Ue». Poi Giorgetti ha indicato l’interesse a discutere «misure selettive per l’incremento delle entrate»: l’Italia sostiene l’introduzione a livello Ue di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, come suggerito dall’Italia e da altri quattro Stati membri (Germana, Portogallo, Austria e Spagna) in una lettera inviata alla Commissione.




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