L’analisi dello scenario economico di un singolo Paese è sempre complessa, in quanto deve tenere conto non solo dell’andamento congiunturale ma anche delle caratteristiche strutturali del Paese stesso e del contesto internazionale. La frammentazione degli scambi e la competizione più intensa tra sistemi economici è, come sappiamo, sempre maggiore. È cambiata la tecnologia, con trasformazioni sempre più importanti, che interessano direttamente anche i processi produttivi. E stanno diventando più evidenti gli effetti delle trasformazioni della struttura demografica nelle economie avanzate, con conseguenze sul mercato del lavoro, sulla produttività e sulla spesa sociale.
Demografia, lavoro e crescita italiana nei prossimi anni
La demografia è certamente uno degli elementi che incidono maggiormente in un orizzonte di medio e lungo periodo. Il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione, che ormai riguardano gran parte delle economie avanzate, si accompagnano nel nostro Paese a specificità nazionali che evidenziano tutte le criticità della progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa. Per la nostra società, vorrei dire per tutta la civiltà Occidentale, la questione del cosiddetto «inverno demografico» è un elemento che mette seriamente a rischio la tenuta dello Stato sociale. Senza un’inversione di tendenza significativo, il nostro sistema, così come lo conosciamo e lo viviamo oggi, ha di fronte sfide serie di sostenibilità.
Il ruolo del capitale umano
Registriamo, di contro, anche segnali incoraggianti in altri ambiti. I dati sull’occupazione degli ultimi anni sono stati positivi, ma rimane la sfida della produttività che è anche connessa alla composizione settoriale dell’economia italiana nonché al capitale umano e tecnologico. La riduzione della popolazione in età lavorativa e le sfide rappresentate dalle nuove tecnologie rendono sempre più importante la capacità delle politiche ad attrarre e sviluppare competenze: competenze la cui qualità e adeguatezza devono essere valorizzate lungo tutto il percorso formativo e lavorativo.
Il Rapporto insiste proprio su questa continuità. Un sistema educativo deve produrre competenze; la ricerca deve essere in grado di trasformare conoscenza in innovazione; e questa innovazione deve poter arrivare alle imprese e tradursi in nuovi prodotti, nuovi processi e occupazione qualificata.
Produttività, imprese e investimenti
La questione della produttività non è nuova per l’economia italiana. Accanto all’attenta individuazione di strumenti anche fiscali volti a orientare la produzione in tali settori e ad adeguare i processi produttivi, deve diffondersi tra gli operatori economici una cultura orientata alla trasformazione e agli investimenti. In tale contesto, gli strumenti definiti negli ultimi anni dal Governo devono intendersi come additivi rispetto a quelli finanziati con capitale proprio. È qui assume un ruolo centrale il sistema delle imprese. L’economia italiana ha una struttura produttiva nella quale le piccole e medie imprese, per lo più a carattere familiare, hanno un peso molto rilevante. Sono imprese che costituiscono una parte essenziale delle filiere produttive del Paese e che, in molti settori, sono chiamate oggi a compiere contemporaneamente più passaggi: investire, innovare, adottare nuove tecnologie e, dove possibile, crescere di dimensione.
Il Rapporto richiama proprio questo punto: la produttività si collega anche alla struttura dimensionale delle imprese e alla loro capacità di investire in ricerca e innovazione. Investimenti e produttività non possono essere considerati separatamente dalla crescita delle dimensioni di imprese e dalla struttura finanziaria delle imprese stesse.
In questo processo anche il credito ha un ruolo importante. Per una parte significativa del sistema produttivo italiano, il rapporto con il sistema bancario rappresenta un canale importante per finanziare gli investimenti e l’attività d’impresa.
La questione riguarda, quindi, anche le condizioni alle quali un’impresa può finanziare un nuovo impianto, una nuova tecnologia, un progetto di ricerca o un percorso di crescita. La capacità di mobilitare risorse verso gli investimenti produttivi diventa quindi una delle condizioni per sostenere la produttività e la crescita.
Coordinamento tra i livelli di Governo e tra dimensione nazionale ed europea
In un contesto economico complesso e incerto come quello attuale è sempre più importante che all’affermarsi di compiute forme di autonomia dei diversi livelli di Governo corrisponda un sempre più strutturato e adeguato coordinamento tra le politiche poste in essere dagli stessi. Coordinamento sempre più necessario anche con riferimento alle istituzioni europee, in considerazione del maggior grado di condizionalità che determina l’erogazione delle risorse da parte dell’Unione Europea.
